Attualità

Così trionfa il «cartellone selvaggio»

Mafia, abusivi, sanatorie last minute. Il piano regolatore è inesistente da vent’anni, ormai è un giungla

Tra sanatorie dell’ultimo minuto, abusivi ostinati e un Prip, piano regolatore degli impianti pubblicitari, di fatto inesistente da vent’anni, nella Capitale la piaga del cartellone selvaggio è sotto gli occhi di tutti. Ventisettemila impianti, dei quali 5mila senza scheda e altrettanti abusivi, e quattrocento ditte che a Roma si occupano solo di istallare nuove pubblicità in strada: sono i dati di un fenomeno ormai incontrollabile. Non cifre gonfiate, ma numeri confermati dallo stesso Comune. D’altronde proprio il Campidoglio ha incassato quattordici milioni e ottocentomila euro per le concessioni rilasciate nel 2013 e poco meno sono i soldi previsti per l’anno in corso. LA DELIBERA La politica di riordino, che la Giunta sta avviando per il necessario «giro di vite sulla pubblicità stradale non autorizzata», prende avvio proprio dalla approvazione della delibera n.425 che revoca in parte la 116 varata dalla amministrazione Alemanno. Dichiarati illegali gli impianti «senza scheda», quelli che pur non autorizzati erano stati legittimati in modo temporaneo fino all’adozione del Prip, sarebbero dovuti essere rimossi entro 90 giorni dalla pubblicazione della delibera (che però risale a dicembre) a spese delle stesse 70 ditte titolari, pena l'applicazione delle sanzioni previste dal regolamento di pubblicità. Cinquemila in tutto, quelli contati dal Comune, e ancora in fase di rimozione. MULTE E RIMOZIONI Competente a vigilare e rimuovere gli impianti abusivi è il solo GSSU – Gruppo Sicurezza Sociale Urbana. Nel 2012 i verbali di accertata violazione elevati dagli agenti di Renato Marra sono stati 3486, a fronte dei quali ci sono state 923 rimozioni. Diversa la situazione nel 2013 quando i VAV sono stati 1927, quasi quanto le rimozioni fatte: 1827. ANARCHIA Certo è che, al contrario di quanto potrebbe sembrare stando ai dati, il fenomeno della cartellonistica abusiva non è né diminuito né tantomeno sotto controllo. I manifesti sono sempre più grandi, posizionati senza logica ai margini delle strade più trafficate, agli incroci - alla faccia della visibilità - e a ridosso dei monumenti del centro storico. Addirittura in occasione della recente visita a Roma di Obama, i contestatori fans sfegatati di Putin hanno tappezzato muri e impalcature per pubblicizzare la loro opinione. In quell’occasione l’amministrazione capitolina si è precipitata a rattoppare laddove possibile gli slogan contro il presidente Usa «ospite indesiderato» con un nuovo poster. Invece di rimuovere i cartelli, in pratica, si è preferito incollare un nuovo strato di carta con su scritto «affissione abusiva». Se mai qualcuno avesse pensato il contrario. Volantini, manifesti di plastica, adesivi e poster sono attaccati ovunque ci sia uno spazio libero: sulle fermate degli autobus, sui pali, sui secchioni dell’immondizia, sui tronchi degli alberi, addirittura ai semafori dove è più facile che l’eventuale «cliente» si soffermi a leggere il messaggio. Nelle ultime settimane, in particolar modo, due facchini muniti di furgone stanno tappezzando la Capitale di cartelli gialli per promuovere i loro servizi. Naturalmente non hanno uno straccio di permesso, ma la loro pubblicità è stata notata sul litorale, nell’entroterra di Ostia, a Capannelle, sulla Palmiro Togliatti, sull’Ardeatina. Per colpa di una sempre viva sagra dei prepotenti, tre anni fa due ragazzi morirono dopo esser finiti con il motorino contro un cartellone illegale. I giornali francesi e inglesi ripresero la notizia scrivendo di «pubblicità che uccide». LA GIUNTA ALEMANNO Da lì Alemanno ordinò l’avvio di un’inchiesta – attraverso il comandante del Nucleo Antiabusivismo Antonio Di Maggio – per far luce sulla «mafia» – furono parole sue – degli impianti abusivi. Anche allora si parlò di una imminente approvazione del Prip, neanche a dirlo puntualmente rimandata. Quarantaquattro persone – la maggior parte delle quali titolari o amministratori di imprese che operavano nel settore della cartellonistica pubblicitaria – furono denunciate nell’ambito dell’operazione sugli impianti irregolari, scattata dopo i controlli e i sequestri. Accusati di aver «indotto in errore i competenti funzionari del Comune al fine di ottenere autorizzazioni non regolari», furono però tutti assolti e l’inchiesta archiviata per «mancanza di fondi». In pratica non c’erano i soldi per le rimozioni dei cartelloni. CAMPAGNE ELETTORALI Di certo non immuni alla pubblicità fai da te, i politici di tutta Italia. Durante le ultime elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, in contemporanea con quelle del nuovo governatore del Lazio, AdnKronos stilò una classifica dei più «maleducati». Al primo posto, secondo i dati dell’agenzia di stampa, i manifesti di Eugenio Patanè, presidente Pd Roma, seguito da quelli del «collega» Mario Ciarla e di Smeriglio (Sel). IL PIANO ATTUALE La proposta di Piano Regolatore elaborata da Aequa Roma è stata aperta per 40 giorni alle osservazioni dei cittadini. Ora, l’atto che individua gli indici di affollamento, la quantità di esposizione pubblicitaria su piazze e strade e la tipologia degli impianti ammessi, dovrà essere approvato dall’assemblea capitolina. Da capire se non sarà l’ennesima chimera destinata a volatilizzarsi lasciando intatta una situazione che definire allo sbando sarebbe un eufemismo. Ancora più utopico, poi, sarebbe provare a imitare i buoni esempi d’oltreoceano: in Florida i cartelli pubblicitari hanno le dimensioni di fogli A4 e sono sistemati a venti centimetri dalle aiuole spartitraffico. Già, quella è l’America. A Roma vince chi si fa pubblicità in grande, meglio se in pieno centro storico.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.