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Pistorius in lacrime al processo per l'uccisione della sua fidanzata: "Volevo solo proteggerla"

Il 27enne ex campione paralimpico parla in pubblico per la prima volta della morte di Reeva Steenkamp nella notte di San Valentino del 2013. Sostiene di averla scambiata per un intruso

La voce rotta dall'emozione. Le lacrime che non è riuscito a trattenere. Due ore di deposizione al termine delle quali è parso “esausto” al giudice Thokozile Masipa, che ha deciso di rimandare a domani la ripresa del processo. È la prima volta che Oscar Pistorius parla in pubblico dell'uccisione della fidanzata Reeva Steenkamp nella notte di San Valentino dello scorso anno. E dice di non essere colpevole, che si è trattato solo di un tragico errore. Ad ascoltarlo, seduti tra i banchi, i membri della famiglia della vittima, a cui Pistorius si è rivolto prima di iniziare con la sua testimonianza. "Voglio cominciare con le scuse alla famiglia", ha detto. "Non posso immaginare il dolore e il vuoto: stavo semplicemente cercando di proteggerla". Ha poi raccontato che, dal giorno della morte della fidanzata, soffre di "terribili incubi" ed è "sotto antidepressivi". Il 27enne ex campione olimpico e paralimpico sparò quattro colpi contro la bellissima modella attraverso la porta del bagno chiusa a chiave. "Sento l'odore del suo sangue, mi sveglio e sono terrorizzato", ha detto. Ha poi raccontato le difficoltà affrontate per aver dovuto far fronte alla sua disabilità: "Sono nato con un difetto, ero privo delle tibie da entrambi i lati: fui amputato a 11 mesi, ho avuto le mie prime protesi a 13 e ho camminato a 17". Ha raccontato la sua carriera in salita da campione disabile, parlando anche del suo intenso rapporto con la madre, morta quando lui era ancora adolescente. "Non voleva che la mia disabilità mi fermasse", ha detto, aggiungendo che la donna aveva molte paure, tra cui quella che qualcuno si introducesse in casa: "Mio padre spesso non era in casa alla notte, lei aveva paura e a volte chiamava la polizia. Dormiva con un'arma da fuoco sotto il cuscino, ma io non voglio più toccare un'arma". Pistorius sostiene di aver scambiato la fidanzata per un intruso e di avere sparato per questo. Ha dichiarato che quella notte lui e la Steenkamp andarono a dormire prima delle 22, ma secondo la procura la donna mangiò circa 2 ore prima della morte, avvenuta dopo le 3 del mattino. Per l'accusa l'alteta sparò alla sua fidanzata al culmine di un impeto di rabbia, intenzionalmente, dopo una lite. Rispondendo alle domande del suo avvocato difensore, Pistorius ha assicurato che la giovane "si sentiva amata" e quella tragica notte andò a dormire consapevole di questo. I suoi legali hanno chiamato a testimoniare un patologo, il professor Jan Botha, cercando di mettere in dubbio la versione per la quale Reeva Steenkamp avrebbe mangiato due ore prima di morire. Botha ha testimoniato spiegando che il tempo di digestione è difficile da stabilire a causa di diversi fattori, tra cui la quantità di cibo consumato, il suo contenuto calorico e lo stato psicologico della persona che ha mangiato. Pistorius è accusato di omicidio premeditato e, se sarà ritenuto colpevole, rischierà una pena massima tra 25 anni di reclusione ed ergastolo. L'udienza è stata aggiornata a domani.

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