Nessun obbligo giuridico di denuncia ma dovere morale di agire di fronte ai casi di abusi sessuali da parte del clero. Le linee guida appositamente elaborate dalla Conferenza episcopale italiana sono state uno degli argomenti della vivace conferenza stampa del segretario generale della Cei, mons. Galantino. Nel testo si legge che «nell'ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico - salvo il dovere morale di contribuire al bene comune - di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti Linee guida». Mons. Galantino ha spiegato che «il vescovo ha il dovere morale di favorire la giustizia, non è il difensore a tutti i costi del sacerdote. È padre di chi ha perpetratro il delitto come di chi lo ha subito e deve agire di conseguenza, in modo molto concreto. Per esempio con la vicinanza alle vittime». Emblematico, in questo senso, «il gesto compiuto dal Papa di nominare nell’apposita commissione una vittima di abusi. Non possiamo nasconderci». Quanto al mancato obbligo giuridico della denuncia, il segretario della Cei ha chiarito che «da sola può significare un giudizio già espresso. E il vescovo deve tutelare i diritti della vittima ma non può trasformarsi in chi esprime una condanna definitiva. Non si tratta di sottrarsi a un compito ma di coerenza sui ruoli». Un tema su cui il vescovo si è molto accalorato è stato quello della «lettura ideologica del genere», in riferimento agli opuscoli (costati vari milioni di euro) che propagandano la «teoria gender» realizzati dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali e distribuiti nelle scuole. Mons. Galantino ha rivendicato con forza il diritto dei genitori di educare, «compito che non spetta né alla Chiesa né alla scuola ma alla famiglia. Libretti con un titolo splendido, contro il bullismo e ogni forma di discriminazione, che ti faceva venir voglia di andarli ad abbracciare. Ma poi il contenuto era solo dare la colpa alla Chiesa. Ma i genitori erano stati avvertiti? E al ministero lo sapevano? Non è - ha osservato - che vince chi grida di più. Sono le lobby che procedono così. Sono persone rispettabilissime, ma invece di bussare alle porte le hanno prese a pedate». Il vescovo avrebbe già dovuto incontrare il ministro dell'Istruzione Giannini, colloquio rinviato ma che sicuramente affronterà la vicenda. Galantino ha anche criticato duramente quanti hanno ipotizzato che nello stop del Governo Renzi all'iniziativa ci sia lo zampino dei vescovi: «Il ministero si è piegato alla Chiesa? Ma che ci azzecca la Chiesa? Qui è questione delle famiglie». Il segretario della Cei è poi intervenuto sulle unioni civili: «Non spetta alla Chiesa decidere - ha sottolineato - ma mi auguro un vero dibattito che coinvolga tutti e in cui anche io possa dire la mia. Non sopporterei che su temi straordinariamente importanti (come gender, fine vita, aborto, ndr) le soluzioni siano frutto di lobby. Le differenze non si risolvono con l’omologazione e l’appiattimento». Mons. Galantino ha poi toccato il tema della criminalità «che non è un problema del Meridione perché - ha detto con una battuta - ormai pagano le tasse al Sud ma fanno affari al Nord». E ha avvertito: «Siamo passati dai malavitosi alleati dei politici ai malavitosi che si fanno politici». Un concetto che aveva espresso anche ai microfoni della Radio Vaticana commentando l’omelia del Papa ai parlamentari di giovedì: «È stato molto buono, secondo me, a dire che si corrompono solo quelli che stanno lontani dalla gente. Ci sono anche i politici i quali, quando stanno con gli altri fanno un poco peggio: mettono insieme la voglia di corrompersi a vicenda, anzi, fanno un po’ a gara, alcuni, a chi si corrompe di più».
Vescovi, nessun obbligo di denunciare gli abusi
Resta il «dovere morale» di aiutare la giustizia
