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«Damose da fa’» Così i volontari evitano guai e gravi epidemie

Grazia Maria Colettig.coletti@iltempo.it «Damose da fa’». I 3.500 volontari - 350 associazioni, di cui 50 in fase di iscrizione nel registro territoriale - si sono sempre rimboccati le maniche, ma...

«Damose da fa’». I 3.500 volontari - 350 associazioni, di cui 50 in fase di iscrizione nel registro territoriale - si sono sempre rimboccati le maniche, ma senza andare a scuola, come impone la legge "Sistema regionale integrato di Protezione civile" approvata il 6 febbraio. Vale la pena di raccontare la storia di Cristiano Bartolomei, 39 anni, cuoco all’asilo comunale Acquerello nel municipio VIII, ex XI, partito da «semplice cittadino» per L’Aquila ai tempi del terremoto. La sua storia è simile a quella di padri e madri di famiglia, lavoratori, studenti, e ragazzi in genere, che nel tempo libero invece di andare «a fare shopping» si infilano tuta e scarponi e vanno in giro per la città a mettere le "pezze", se non ci sono i disastri dei nubifragi da fronteggiare. «Ho iniziato nel 2009 con il terremoto de L’Aquila come semplice cittadino, senza sapere cosa fosse la Protezione Civile, e alla fine sono rimasto 6 mesi a L’Aquila a coordinare il campo di San Biagio Tempera» racconta Cristiano. Ritornato a Roma, «mi sono chiesto "cosa facciamo dopo aver imparato tanto in questi mesi?"». Così è nata "Brigata Garbatella" di cui Cristiano è presidente. «Abbiamo iniziato in 5 e ora siamo in 25. Due anni fa abbiamo aperto il primo Polo di protezione civile, Brigata Garbatella e Millennium, insieme». Due realtà del territorio che «non discutono», che non fanno «gli sceriffi», né «i primi della classe» ma mettono a disposizione «esperienza» e «volontari» ai romani. Il Polo è accanto alle istituzioni, la «sede del municipio». Ora l’esperimento della "mini-consulta", che in un certo senso ha anticipato la consulta istituita dalla nuova legge regionale di Protezione civile, bipartisan, attesa da 29 anni, sarà copiata. «In tutti i municipi faranno un polo come il nostro» dice soddisfatto Cristiano. E intanto «si fa»: lavori di emergenza, idrogeologici e antincendio, assistenza alla popolazione. «Due volte l’anno apriamo un nido ai bambini che vivono con le mamme carcerate a Rebibbia». Cristiano, e i 3.500 volontari, sono pronti a "studiare", per la «formazione continua» prevista dalla nuova normativa che ha istituito l’Agenzia regionale di Protezione civile. Presentata tre giorni fa dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e dai consiglieri regionali primi firmatari della legge: Massimiliano Valeriani (Pd), Adriano Palozzi (Fi), alla presenza del capo della Protezione civile Franco Gabrielli, Paola Gazzolo e Franca Rampi, la mamma di Alfredino, che il 10 giugno dell’81 cadde in un pozzo artesiano in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati e morì dopo quasi tre giorni di tentativi falliti di salvataggio. «Siamo tutta gente che invece di andare a fare shopping si dà da fare, ma abbiamo bisogno di una formazione - ammette Cristiano - però non ci sostituiamo ai vigili del fuoco. E anche se come Brigata Garbatella abbiamo ripulito più volte il parco Giovannipoli, l’abbiamo fatto con il cuore, ma non ci sostituiamo al Servizio giardini». Il lavoro sodo però non gli mette paura. Durante l’alluvione del 31 gennaio scorso tra gli 800 volontari in campo c’è chi ha lavorato persino «54 ore difilato». «Li ho dovuti cacciare via per farli riposare» dice Mario Vallorosi, direttore della Protezione civile di Roma Capitale che li ringrazia: «Sono il cuore del sistema: noi possiamo anche pianificare, preventivare e prevenire, ma senza le associazioni di volontariato non potremmo mai gestire le emergenze nella città».

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