Ora sono 322 i detriti avvistati nell’Oceano Indiano. Potrebbero appartenere al Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso l’8 marzo scorso dopo 48 minuti dal decollo da Kuala Lumpur. Ma quei pezzi di lamiera, bianchi e aracioni, i più grandi lunghi una ventina di metri, potrebbero pure essere i resti di un altro naufragio. Gli ultimi 200 detriti sono stati fotografati dal satellite thailandese Thaichote nell’area a metà strada tra la costa occidentale dell’Australia e le isole Chagos dove da giorni si sono concentrate le ricerche del jet svanito nel nulla dopo aver spento il trasponder e il sistema Acars che registra il funzionamento dei motori Rolls Royce. I resti si trovano a duecento chilometri da dove i satelliti francesi hanno «catturato» le immagini di altri 122 detriti. La tempesta in corso ha spinto ieri i soccorritori a sospendere le ricerche. Riprenderanno oggi, se il tempo migliorerà. L’obiettivo resta quello di raccogliere e analizzare i pezzi per capire se siano davvero quelli del volo MH 370. Il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ha chiesto le prove del disastro aereo dopo che il premier malese Mohammd Najib Abdul Razak lunedì scorso ha spiegato che il B777 è precipitato nell’oceano e nessuna delle 239 persone a bordo sarebbe sopravvissuta. La certezza della morte è però necessaria perché possano essere celebrati funerali pubblici, come chiesto dai familiari delle vittime della tragedia. Alcuni parenti dei passeggeri si sono rivolti allo studio legale Ribbeck di Chicago, che ha presentato ad un tribunale dell’Illinos la richiesta dell’apertura di una causa per il risarcimento dei danni. Le famiglie dei 153 passeggeri cinesi a bordo del volo MH370 hanno accusato l’ambasciata malese a Pechino di tenere nascoste informazioni utili. Hanno comunque iniziato a ricevere i primi indennizzi dalle compagnie di assicurazione. Intanto l’Fbi annuncia che tra due giorni avrà completato il recupero dei dati cancellati dal computer del comandante del B777, Amhad Shah Zahrie sequestrato dalla polizia malese.
Ora sono 300 i pezzi dell’aereo scomparso
Sono la prova del disastro. Nessuno li raccoglie
