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«No alla distinzione tra droghe leggere e pesanti»

Andrea Acalia.acali@iltempo.it Oltre 15.000 firme in pochi giorni. Il Moige (Movimento genitori) ha avviato una petizione on line per chiedere «al Presidente della Repubblica Napolitano di...

Oltre 15.000 firme in pochi giorni. Il Moige (Movimento genitori) ha avviato una petizione on line per chiedere «al Presidente della Repubblica Napolitano di aiutarci a difendere i nostri figli dai pericoli della droga, per cui è urgente e importante non fare distinzioni tra droghe leggere e droghe pesanti, e dichiarare - definitivamente - la cannabis una droga come le altre, per cui è necessario applicare pene severe a chi la spaccia ai minori, nostri figli, senza alcuno sconto». Un modo forte e democratico per esprimere il dissenso nei confronti del decreto pubblicato il 21 marzo scorso sulla Gazzetta Ufficiale che ripristina la distinzione tra droghe leggere e pesanti. «Siamo tornati indietro rispetto alla legge Giovanardi - spiega Maria Rita Munizzi, presidente del Moige - ma per noi genitori la droga è droga e non vogliamo lasciare spazio a chi lucra sui nostri figli. Il discorso sulle droghe leggere è stato molto strumentalizzato. Sono tante, invece, le testimonianze di ragazzi finiti nelle comunità che raccontano di aver cominciato con le cosiddette droghe leggere per poi passare a dipendenze più pesanti». Ma esistono studi scientifici su questo aspetto? «Certamente, anche il Dipartimento per le politiche antidroga ha messo a disposizione documentazione internazionale che dimostra i danni procurati dalle presunte droghe leggere. Lo stesso vale per la Società italiana di pediatria, che ha studiato le conseguenze negative sulle strutture cerebrali dei giovani in fase evolutiva. Senza dimenticare, ad esempio, i rischi legati all’attenzione, basti pensare agli adolescenti alla guida delle "macchinette" sotto l’effetto di questi stupefacenti spesso con esiti purtroppo tragici». Tuttavia non c’è il rischio che ormai la distinzione tra droghe leggere e pesanti sia passata nella mentalità corrente? «È effettivamente un pericolo - ammette la dottoressa Munizzi - che sia diffuso questo tipo di cultura. Uno degli obiettivi della nostra petizione è proprio quello di aprire un dibattito, di "saggiare" il sentito comune della gente, che potrebbe avere una percezione diversa rispetto a certi ambiti politici. Ricordo ad esempio tempo fa le scuse presentate dal "Sunday Mirror" in Inghilterra ai suoi lettori dopo anni di campagna a sostegno delle droghe leggere. Il fatto è che lo spinello è una via per lo sballo: renderlo più semplice da parte dello Stato è un crimine». Dunque pugno di ferro? «Attenzione, il problema non è la depenalizzazione del ragazzo sorpreso con un po’ di hashish. È chiaro che deve esserci una proporzione. Quello che va perseguito è il danno sociale. I giovani sono spesso vittime di una cultura libertina che tratta con superficialità la problematica dell’accesso alla droga. Quelli che vanno perseguiti sono gli spacciatori e i trafficanti. Serve - conclude Munizzi - un segnale chiaro di salute a livello sociale».

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