La procura della Corte dei conti ha citato in giudizio l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini per sentirlo condannare al pagamento dei 358.230 euro in favore della Rai. Tale somma è l’equivalente delle due multe inflitte dall’Autorità garante delle comunicazioni, e già pagate dall’azienda televisiva, per aver violato l’equilibrio dell’informazione sulla rete ammiraglia durante la campagna per le elezioni provinciali e comunali del 15 e 16 maggio 2011. In particolare, viene contestata a Minzolini un’intervista all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, andata in onda nell’edizione delle 20 del telegiornale del 20 maggio, nel periodo dei ballottaggi. Martedì si terrà la prima udienza davanti alla sezione giurisdizionale per il Lazio. Contraddittoria la posizione della Rai che prima ha pagato le sanzioni, poi ha fatto ricorso al Tar per contestarne la legittimità e infine è intervenuta «ad adiuvandum» nel giudizio, sostenendo le ragioni della procura regionale della Corte dei conti e reclamando dall’attuale senatore del Pdl il risarcimento del danno patrimoniale subito. Il pm contabile titolare del fascicolo ha rilevato «l’elemento soggettivo della colpa grave in considerazione del fatto che l’Agcom aveva in precedenza emanato alcune delibere in materia di par condicio, disattese da Minzolini». È la stessa Authority a parlare, nelle censure sul comportamento del Tg1, di «gravità della violazione» alla luce della «rilevanza costituzionale del bene giuridico protetto dalla norma violata», ossia la legge n. 28 del 2000, che impone l’equilibrio degli spazi televisivi concessi alla maggioranza e all’opposizione. Tanto da irrogare alla Rai, prima, il 10 maggio 2011, una multa di 100.000 euro per l’intervista a Berlusconi, e poi, il 23 maggio, un’altra sanzione da 258.230 euro per lo squilibrio dell’informazione riscontrato sulla rete ammiraglia tra dicembre 2010 e febbraio 2011. Dopo aver pagato tali somme, la Rai ha impugnato le delibere sanzionatorie dell’Agcom davanti al Tar del Lazio, che al momento non si è ancora espresso nel merito. Nel frattempo, però, ha sposato la tesi della procura contabile: «Il tempestivo pagamento dell’intera sanzione ha determinato per la società un danno che deve essere posto a carico del convenuto», ossia di Minzolini. L’azienda si difende sostenendo di «aver fornito idonee direttive» sulle norme da rispettare in campagna elettorale, sottoforma di circolari indirizzate ai direttori delle sue testate giornalistiche. «I richiami dell’Autorità al riequilibrio informativo», spiegano i legali della Rai, erano stati «tempestivamente trasmessi alle strutture interessate, ivi compreso il Tg1, con la specifica indicazione di "osservare scrupolosamente l’ordine dell’Autorità, al fine di non esporre la società al rischio di sanzioni pecuniarie"». «Appare ancor meno giustificata la recidiva della condotta», conclude l’azienda, in riferimento alla seconda multa da 258.230 euro, inflitta al Tg1 a 13 giorni dalla prima. «Ritengo anomalo e contraddittorio il comportamento della Rai - controbatte il professore Federico Tedeschini, difensore di Minzolini - da un lato impugna la sanzione davanti al Tar perché la ritiene illegittima, dall'altro lato sostiene l’azione della procura contabile». Nell’udienza di martedì i legali del senatore Pdl chiederanno al collegio di sospendere il processo, in attesa che venga definito il relativo giudizio amministrativo. «Appare quanto meno assurdo - si legge nella memoria difensiva - chiedere la condanna per un danno non ancora accertato». La stessa tesi difensiva è stata sostenuta dall’ex direttore del Tg2 Mario De Scalzi, chiamato a risarcire una sanzione da 100 mila euro inflitta dall’Agcom alla Rai, sempre per aver violato la par condicio nella campagna elettorale del 2011. In questo caso, il collegio ha deciso, con ordinanza del 21 novembre scorso, di sospendere il giudizio contabile in attesa della pronuncia del giudice amministrativo. Probabilmente si seguirà la stessa strada anche per Minzolini.
La Corte dei Conti: «Minzolini restituisca i soldi alla Rai»
L’ex direttore del Tg1 citato in giudizio su input dell’azienda: «Ha violato la par condicio. Paghi 358mila euro per le multe dell’Agcom»
