Attualità

Okkupanti, cortei e tessere. Così abbiamo scoperto il ricatto

Il nostro viaggio nei presidi abusivi dei Movimenti

Tornaconti politici e casse piene per finanziare azioni di «sfondamento» e manifestazioni. E un vero e proprio ufficio parallelo di collocamento edilizio, che regala claque ai cortei e ai comizi dei parlamentari e, in parte, anche voti. Migliaia di persone, italiane o straniere, messe in difficoltà dai costi insostenibili di affitti e mutui, si rivolgono a questi movimenti, che così costruiscono il loro consenso politico e «pagano» la militanza, gonfiando le loro fila. È quanto emerso dal nostro viaggio nelle numerose occupazioni abitative di matrice politica sparse nella Capitale. Con una telecamera nascosta abbiamo visitato i presidi occupati di movimenti come Action, Blocchi Precari Metropolitani e Resistenza Abitativa Metropolitana. Siamo andati quindi alla ricerca di informazioni su come ottenere un alloggio in una casa occupata. Il sistema era sempre lo stesso: sportelli a cui rivolgersi, tessere da sottoscrivere (dai cinque ai 15 euro), un fondo cassa da rimpinguare sui 10 euro al mese e soprattutto «quando ti chiamano devi andare ai picchettaggi o alle manifestazioni». La maggior parte delle occupazioni a Roma portano la sigla di Action, il movimento che vede come esponente di punta l’ex consigliere comunale di Sel, Andrea Alzetta. Al momento, lo «sportello» dove vengono compilate le liste d’attesa si trova all’Esquilino, in via Santa Croce in Gerusalemme, dove durante l’ultimo Tsunami Tour il movimento ha occupato un enorme edificio al civico 59. Una delle sedi storiche però è in viale Castrense. Qui ci accoglie una ragazza, che inizia a spiegarci come funziona: «Per la casa? Ti devi fare un culo della madonna, però almeno dopo c’hai un tetto sopra la testa. » un movimento politico, quindi devi un po’ seguire tutta una serie di cose, picchetti, manifestazioni. E se ti interessa è anche meglio, così partecipi con un’altra testa». Già perché, «alla maggior parte delle persone serve solo casa quindi non è che partecipa con voglia, ma d’altronde sennò non avresti un tetto sopra la testa». E siccome è un movimento politico, «ci sono un po’ di robe da fare, entri, occupi il palazzo che sicuramente dovrai rimettere a posto insieme a delle squadre di lavoro». Poi, a lungo termine, «sicuramente facciamo un processo per avere delle case popolari in maniera legale, iniziamo ad aprire delle trattative con Comune e Regione». Il discorso della militante di Action ci viene confermato e integrato da un occupante di via Antonio Tempesta 262, a Tor Pignattara, sui 50 anni, probabilmente mediorientale: «C’è una tessera di 10-15 euro da fare, poi un fondo cassa di 10 euro per fare qualche lavoro. I tempi? A tua fortuna: o subito, o dopo un mese». Molto interessanti i consigli che ci ha rivolto un operaio romeno, sui 35 anni, abusivo a via Pietro Marchisio a Cinecittà, che aveva preso molto a cuore la nostra situazione: «Se occupano una palazzina chiamano te e altre persone, dipende dalla lista e dalla zona, e se la sgomberano ti mandano subito da un’altra parte, non ti fanno stare in mezzo a una strada. Questo per sette euro al mese si può fare. L’importante è che ti presenti alle manifestazioni, ai picchetti, ai comizi dei parlamentari e dei presidenti. Poi se ogni tanto devi andare a votare per loro oppure devi andare a perdere tempo alle manifestazioni, che ti frega. Loro si prendono il posto in Parlamento o in Comune e tu ti prendi la casa». Tutto questo, senza neanche sapere quali sono i partiti o i deputati che vengono applauditi: «Non lo so, io faccio presenza, poi che mi frega». Il «sistema Action» sta facendo scuola a Roma. Molto diffusi sono i presidi dei Blocchi Precari Metropolitani, il cui quartier generale si trova all’ex cinema Volturno. Una delle occupazioni più in vista è quella di viale del Policlinico, dove in mancanza dei responsabili ci accolgono marito e moglie nordafricani: «Noi paghiamo solo il fondo cassa – assicurano – E rispettiamo il regolamento. Se non rispetti le regole che ti danno e ti metti a fare cose criminali come subaffitti, prostituzione, traffico di droga, prima ti menano e poi ti cacciano. Però devi andare ai picchetti: su questo non transigono. Le regole ci sono per essere rispettate». E per la casa popolare? «Noi ci speriamo, preghiamo Dio. Si vedrà». Mentre a viale delle Province la ragazza all’ingresso, anche lei nordafricana, ci confessa: «Se sei italiano è meglio, ti aiutano di più». Poi racconta: «Noi abbiamo aspettato anche un anno per ottenere questo alloggio. Ti può capitare un appartamento, oppure un ospedale o una scuola. Bisogna fare la tessera e spiegare la situazione ai responsabili. Si paga 15 euro e poi 5-10 euro ogni tanto». Quindi specifica: «Ringraziando Dio noi qui non paghiamo acqua, non paghiamo luce, non paghiamo corrente. Queste cose non si pagano». Andando in periferia, a San Basilio i movimenti si muovono in grande autonomia. I Bpm hanno occupato in via Tiburtina, angolo con via Tor Cervara, una palazzina appena costruita. Poche centinaia di metri più avanti sulla Tiburtina, verso il Gra, c’è un altro presidio, che questa volta porta la sigla Ram, Rete Abitativa Metropolitana. Il quartier generale però è in viale Giorgio Morandi, a due passi dal degrado dei palazzoni Ater e delle famiglie che vivono nei garage occupati. Anche qui «basta che vai allo sportello, fai la tessera e ti iscrivono alla lista d’attesa».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.