Il lavoro del ministro Stefania Giannini, quando era rettore dell’Università per gli stranieri di Perugia, da 48 ore è sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza. Ma mentre le Fiamme Gialle esaminano la documentazione acquisita negli uffici che fino all’aprile del 2013 erano gestiti dall’attuale capo del dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, i magistrati della Corte dei conti dell’Umbria ascoltano a tappeto chi può dare un contributo alle indagini contabili sul presunto danno erariale da 500 mila euro che sarebbe stato provocato dalla gestione dell’Ateneo dal ministro nel 2008. Di fronte al procuratore della Corte dei conti, infatti, si sono già seduti molti dipendenti dell’università per gli stranieri di Perugia, che dal 2004 al 2013 hanno avuto come rettore proprio Stefania Giannini. Si tratta di personale amministrativo che ha avuto a che fare, in un modo o nell’altro, nella compilazione della documentazione e nell’organizzazione dei progetti deliberati sei anni fa dal Consiglio di amministrazione e che poi non sarebbero mai partiti. Chi è stato sentito come persona informata sui fatti, cioè attraverso audizioni a sommarie informazioni, ha dunque risposto alle domande del magistrato che sta portando avanti l’attività istruttoria che è stata aperta dopo la denuncia del presidente del collegio dei revisori dei conti della stessa università umbra, Antonio Buccarelli. Un documento di 15 pagine, nel quale è stata ricostruita tutta la vicenda dei progetti al quale ha dato il via libera il Consiglio di amministrazione che aveva come rettore il ministro dell’Istruzione. Appena la Corte dei conti ha esaminato le carte, ha infatti deciso di delegare al nucleo della polizia tributaria della Guardia di Finanza le indagini sull’attività messa nero su bianco nell’esposto dello scorso novembre. E infatti, gli investigatori, due mattine fa, si sono presentati all’Ateneo proprio per acquisire tutta la documentazione che fa riferimento ai mancati introiti su locazioni immobiliari. E qual è il è presunto danno erariale? Cinquecentoventicinquemila euro. Nel documento presentato dal presidente del collegio dei revisori dei conti dell’università, è scritto che «non è chiaro quale sia il ruolo dell’Ateneo nell’iniziativa (prospettata al Consiglio di amministrazione come soluzione all’impasse venutasi a determinare) di creare un’Alta Scuola di cucina di cui all’intesa del 13 gennaio 2013 di regione, Provincia e Comune, né e chi, e con quale autorizzazione, abbia sottoscritto detta intesa e quale esito abbia avuto». E ancora: «In ogni caso, anche sul punto, non sono state minimamente rispettate e adempiute le deleghe conferite dal Consiglio di amministrazione in ordine ai pareri da acquisire e al progetto Scuola di cucina da attuare». E per il presidente dei revisori, «la locazione e la sublocazione dei locali, che da sole non spiegano perché l’Università si sia pedestramente avventurata nella descritta operazione commerciale, ogni altra finalità comunuqe manifestata, risulta vaga, generica, superficiale e velleitaria. L’aggiudicazione al Circo del Gusto avviene, peraltro, in un contesto viziato da clamoroso conflitto di interessi. Analoghe inerzie e negligenze catterizzano la gestione dei due contratti e la loro esecuzione, tant’è che non risulta essere stata compiuta alcuna attività concreta volta al conseguimento degli interessi pubblici incarnati dall’Ateneo». Insomma, i magistrati della Corte dei conti dell’Umbria stanno verificando se ci sia stato o meno un danno erariale da mezzo milione di euro, tanto che hanno incaricato la Guardia di Finanza di raccogliere materiale documentale all’università e hanno già ascoltato numerosi testimoni per ricostruire come sia stato gestito il progetto finito sul tavolo della procura contabile.
Sui progetti del ministro-rettore Giannini raffica di interrogatori in Ateneo
L'istruttoria avviata dopo la denuncia del presidente dei revisori dei conti
