Attualità

Appalti e ricorsi, lo «strano» ruolo del giudice

Il magistrato è a capo del collegio che si pronuncia sulla regolarità delle gare pubbliche

Detiene insieme al marito l’80% delle quote sociali di una ditta edile che prende appalti dalla Prefettura di Roma e contemporaneamente presiede proprio la sezione del Tribunale amministrativo regionale chiamata a giudicare sulla regolarità di tali appalti. Linda Sandulli, 70 anni a giugno, è il presidente della sezione prima ter del Tar del Lazio. È entrata nella magistratura amministrativa il 5 dicembre 1985. Tre anni dopo il marito, Salvatore Napoleoni, viene nominato amministratore unico della Proeti srl, società costituita nell’ottobre del 1981 e attiva nella manutenzione, ristrutturazione e restaurazione edile. Napoleoni ricopre ancora oggi tale incarico, al quale si aggiunge quello di direttore e responsabile tecnico. Detiene inoltre la quota di maggioranza della Proeti: 46,67%, al quale si aggiunge un 33,33% intestato proprio alla moglie, il giudice Linda Sandulli. La società ha accumulato un debito di 48.600 euro verso gli istituti previdenziali e di 138 mila verso l’Erario. Fattura ogni anno 488.000 euro, di cui 239 mila (ossia il 50% del totale), grazie ai lavori affidati dalla Prefettura di Roma. Dati che emergono dai bilanci e dalle visure camerali. Un esempio per tutti è quello relativo al Centro di accoglienza per rifugiati di Catelnuovo di Porto. A gennaio 2012 la Proeti srl dei coniugi Napoleoni-Sandulli si aggiudica, con procedura negoziata, un appalto per la manutenzione straordinaria degli alloggi all’interno del Cara per un importo complessivo di 239.456 euro. Nel corso dello stesso anno, la sezione prima ter del Tar Lazio è chiamata a pronunciarsi per più di una volta sull’appalto relativo alla gestione del centro. Il 6 ottobre 2011 il raggruppamento di imprese capeggiato da Gepsa spa (società francese che rientra nel gruppo Gdf Suez) vince la gara. La seconda classificata, la cooperativa Domus Caritatis, fa ricorso al Tar e il collegio presieduto da Linda Sandulli rigetta l’opposizione. Il 14 dicembre 2012 il Consiglio di Stato annulla l’aggiudicazione in favore dai francesi di Gepsa e condanna il ministero dell’Interno a risarcire il danno a Domus Caritatis per 16.235 euro al mese, circa 200 mila euro annui. A febbraio 2013 la Prefettura è costretta a indire una nuova gara a procedura ristretta, invitando tutti gli operatori che avevano partecipato alla precedente, ad eccezione di Gepsa, che fa ricorso al Tar. La sezione prima ter dà ragione alla società francese, a cui resta ancora oggi la gestione del centro per rifugiati. In nessuno di questi procedimenti il giudice Sandulli si è astenuta. È vero che la società di famiglia, la Proeti srl, non ha interesse nelle cause, e quindi non rientra nei casi previsti dall’articolo 51 del codice di procedura civile sull’obbligo di astensione del giudice. Ma è pur vero che sembrano sussistere ragioni di opportunità e convenienza, trattandosi dello stesso appaltatore, la Prefettura, e della stessa struttura oggetto dell’appalto, il Cara di Castelnuovo di Porto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.