Ha difeso tempo fa i genitori di una ragazzina minorenne che è stata vittima di abusi sessuali. Un processo che ha vinto. Ma l’avvocato che ha rappresentato il papà e la mamma della minorenne (aveva all’epoca dei fatti 14 anni) poco tempo prima a sua volta sarebbe finito nel mirino della magistratura romana che indaga proprio sulle baby squillo dei Parioli. Il suo numero di cellulare, infatti, era memorizzato nei telefonini delle due ragazzine di 14 e 15 anni che si sono prostituite nella casa di viale Parioli. Da una parte, dunque, l’attività professionale del penalista, che in Tribunale assisteva i familiari della minore che è stata vittima di «attenzioni» sessuali da parte di un maggiorenne, e dall’altra, invece, secondo i pm, c’è la sua posizione da «esaminare». Cioè capire se anche lui, come una ventina di clienti finiti sul registro degli indagati, ha avuto o meno rapporti sessuali a pagamento con le due studentesse che chiedevano fino a 1000 euro per una giornata di sesso. Nella vicenda delle baby squillo, poi, c’è il racconto delle stesse prostitute che davanti al gip hanno ricostruito la loro vita da «lolite». «Chiedevamo sempre di non avere ragazzi troppo giovani, per il fatto che magari li potevamo conoscere. Cioè, tipo di 18, 20 anni no, perché magari li potevamo conoscere. Questa era l’unica nostra preferenza». Lo ha raccontato il 5 febbraio scorso una delle due studentesse. E ancora: «La mia amica - ha spiegato - aveva detto a Mirko che faceva l’università. E anche io ai clienti dicevo di avere 18 anni, anche se mi è capitato che qualche cliente mi dicesse, vedendo le forme, "Ma sei sicura? Sembri più grande"». «Noi più che altro ci mettevamo i tacchi e ci vestivamo più elegante per sembrare più grandi - ha proseguito la minore - Quando poi abbiamo visto che ad alcuni clienti non gliene fregava niente ci truccavamo in modo normale. Io mi ero fissata in testa come se avessi 18 anni, dentro di me non avevo più 15 anni, facevo come mi pareva». Le due minori spesso dovevano fare i conti con le recensioni negative di qualche cliente apparse sui siti dove si pubblicavano gli annunci. «È possibile che qualche cliente si lamentasse del fatto che non fossimo proprio cortesi. Mirko Ieni ci pressava e ci condizionava, ci trattava un po’ come delle macchine, per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni, non voleva perdere i soldi, diceva che gli servivano i soldi per varie cose. Perché alla fine noi due eravamo l’unica sua fonte di guadagno».
Tra i clienti vip l’avvocato dei minori
Nella lista il legale che ha difeso una ragazzina violentata. Le studentesse: «Per il protettore Ieni eravamo macchine da soldi»
