Attualità

Quei vigili nei guai tra gaffe e manette

Concorsi, multe, trasferimenti, permessi falsi. La storia complicata di un Corpo travagliato

Non sono tutte mele marce, ci mancherebbe. Ma non passa giorno che il Corpo dei vigili urbani di Roma regali materiale su cui scrivere. A cominciare dai comandanti, da sempre l’uno contro l’altro, eternamente in lotta tra vice e superiori. Ve lo ricardate Giovanni Catanzaro? Si, proprio lui, il comandante che parcheggiava l’Alfa nuova fiammante in via della Croce utilizzando un tagliando per disabili. Catanzaro fu fatto fuori, a novembre del 2007 - così si racconta nell’ambiente dei vigili - dal suo vice Angelo Giuliani. Tant’è: arrivò lo scoop con tanto di foto della macchina e Catanzaro venne decapitato a due anni dalla fine del suo mandato. Con Giuliani che si ritrovò in pole position. Nel 2012, a cinque anni di distanza, Giuliani è stato messo da parte dal sindaco Alemanno dopo un’inchiesta de Il Tempo su un presunto giro di mazzette che ha portato all’arresto di quattro agenti del Primo Gruppo. Pochi giorni fa, per un’inchiesta parallela su mazzette e appalti (sempre ispirata da nostri reportage) è stato arrestato. Se sarà giudicato colpevole sarà il tempo, e l’eventuale processo, a stabilirlo. Che fine per due comandanti generali, doppia figuraccia nazionale per il più grande corpo di vigili urbani d’Italia. Già questo basterebbe. E invece Vigilopoli, tra uno sgambetto e l’altro, ha sempre riservato sorprese. Si era appena insiediato Giuliani e Il Tempo tirò fuori la prima inchiesta sul «supercervellone» della sala operativa dei vigili. Un sistema di controllo pagato una fortuna, mai entrato in funzione, con un contratto capestro che fece rabbrividire lo stesso Giuliani. E ancora la storia dei palmari, acquistati e mai utilizzati. Le schede sim sì, però, finite nei cellulari di sindacalisti e graduati del Corpo per telefonare a sbafo. La scusa per non usare i palmari? Che dalla sala operativa avrebbero saputo dove erano minuto per minuto. Privacy sindacale: niet! Passa un po’ di tempo, in pieno regno Giuliani, e un servizio delle Iene immortala Roberto Cercelletta, in arte D’Artagnan (bon’anima), consegnare qualcosa di sospetto a un vigile prima di immergersi nella Fontana di Trevi. Sembravano mazzette, gli incolpati dissero che si trattava della carta d’identità per farsi fare l’ennesima multa da non pagare per il disturbo di portarsi via le monetine dalla fontana. L’allora comandante del Primo Gruppo, Cesarino Cajoni, tentò di difendersi dall’accusa di aver permesso tale scempio. Ma le immagini fanno il giro del mondo. La figuraccia è planetaria. Il sindaco Alemanno se la prende con Giuliani, Giuliani non sa che pesci pigliare e se la prende con Cajoni. Durante una riunione sindacale infuocata Giuliani e Alemanno si prendono le monetine in faccia dai sindacati. Qualcuno deve pagare: Cajoni trasferito al X Gruppo. Al suo posto il fidato scudiero di Giuliani, Stefano Napoli. Dopo due giorni il sindaco vara un’ordinanza: le monetine di Fontana di Trevi diventano di proprietà del Comune: è furto. Cercalletta, che aveva all’attivo centinaia di multe per violazione del decoro, viene fermato per sempre. Sembra una barzelletta ma è tutto vero. Un anno prima, a ottobre del 2011, Il Tempo fa scoppiare il caso di piazza Mignanelli. L’omonimo ristorante, al 50 per cento di tal Paolo Gagliardi, già socio in affari del comandante Giuliani, e di Luigi Ippoliti, consigliere del Primo municipio e presidente della commissione Commercio, invade con pedane e tavolini i parcheggi dei disabili. Qualcuno ha coperto con nuovi adesivi i numeri degli stalli. La fregatura è palese. Noi denunciamo, Giuliani chiama il giornale: «Arrivo». E in effetti viene con la cartina di piazza Mignanelli, scortato da Napoli, la lancia sul tavolo della redazione e fa: «E va bene, ridisegnamo insieme i posti dei disabili». A giugno del 2012 il suo tempo è finito. Al comando arriva Carlo Buttarelli. Ma Giuliani non ci sta. Dalle carte dell’inchiesta che lo ha portato poi all’arresto emergerà un attaccamento al potere e alla poltrona senza limiti. Le intercettazioni rivelano minacce al sindaco Alemanno pur di mantenere il suo ruolo di presidente della commissione d’esame che dovrà guidicare 300 partecipanti al concorso per un posto da "pizzardone". Non solo. Appena Buttarelli ordina di ristabilire un po’ d’ordine al circolo dei vigili di Lungotevere Dante, al centro dell’inchiesta che ha portato anche all’erresto dei vertici della società Sicurezza e Ambiente, Giuliani va in bestia: «Il circolo non si tocca». E vai con altre minacce a Buttarelli e al sindaco. Ed è proprio dal circolo sportivo, secondo gli inquirenti, che sarebbero passate le mazzette al comandante mascherate da sponsorizzazioni. Ma Giuliani non si dà per vinto. Vuole un posto di comando. L’ottiene. Va a dirigere la scuola di polizia dei nuovi vigili urbani. Lui. Buttarelli è un bravo cristo. Ma dura poco. Marino dà il cambio ad Alemanno e deve vedersela subito con i sindacati della Municipale, da sempre vicini all’ex Giuliani con il quale intrattengono ancora solidi rapporti. Buttarelli non è ben visto. Va cambiato. In Campidoglio arrivano tanti currucula, ma ce n’è uno che spicca. Quello di un carabiniere che sa il fatto suo: Oreste Liporace. «No, un militare no», gridano i sindacati. Marino non fa in tempo a nominarlo che "patatrac", si ritrova dentro a una figuraccia interplanetaria. Sarà lo stesso Liporace, da galantuomo, a toglierlo dall’impasse: fa un passo indietro. La divisa da comandante Generale passa al secondo miglior curriculum, quello del superpoliziotto Raffaele Clemente. Questa volta le sigle devono ingoiare il rospo. Ma che fine ha fatto Buttarelli? Il Tempo lo ha intervista al mercato dei fiori di piazzale Clodio. Stufetta, scrivania, un pc, due poltroncine. Ma come: lui che ha tentato di scardinare il sistema Giuliani finisce a vendere i fiori, mentre il suo predecessore che minacciava il sindaco va alla scuola di polizia? Misteri. Il nuovo comandante, insomma, è Clemente. Altro giro, altra corsa. Tra le nuove nomine spunta un’altra poliziotta: Raffaella Modafferi, che lo tradirà. È sì, parcheggiando l’auto privata in divieto di sosta alla fermata del bus. Clic. La foto finisce sui giornali. Clemente chiede scusa ai romani e assicura: si multerà. Anzi, consiglia ai cittadini: «Se in giro vi capitasse di notare infrazioni, segnalatelo al primo vigile che incontrate». Risata cosmica. Ma come? Hanno appena arrestato due vigili che le toglievano agli amici.

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