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Cardinali e vescovi? Un «sindacato di credenti»

Andrea Acalia.acali@iltempo.it Papa Francesco ha concluso ieri gli esercizi quaresimali che ha svolto insieme ai cardinali e ai vescovi della Curia romana nella casa dei Paolini «Divin Maestro» di...

Papa Francesco ha concluso ieri gli esercizi quaresimali che ha svolto insieme ai cardinali e ai vescovi della Curia romana nella casa dei Paolini «Divin Maestro» di Ariccia ed è tornato in pullman in Vaticano per riprendere le attività abituali. Sono molti gli appuntamenti che impegneranno il Pontefice nei prossimi mesi, dai riti pasquali ai viaggi in Terra Santa e in Asia, senza dimenticare i preparativi del sinodo straordinario sulla famiglia e le riforme già avviate. Per questo i giorni di ritiro hanno rappresentato una sorta di «ricarica spirituale» per Francesco. Che prima di rientrare a Roma ha rivolto parole affettuose al parroco di S. Marco che ha predicato le meditazioni. Usando una nuova espressione destinata a restare impressa nell’immaginario collettivo per definire i partecipanti agli esercizi: «sindacato di credenti». «Don Angelo, io vorrei ringraziarla a nome mio e di tutti noi, per il suo aiuto in questi giorni, il suo accompagnamento, il suo ascolto - ha detto il Papa - Noi adesso torniamo a casa con un buon seme: il seme della Parola di Dio. Il Signore invierà la pioggia e quel seme crescerà. Crescerà e darà il frutto. Ringraziamo il Signore per il seme e per la pioggia che ci invierà, ma anche vogliamo ringraziare il seminatore, no? Perché lei è stato il seminatore, e sa farlo, eh? Sa farlo! E le chiedo di continuare a pregare per questo sindacato di credenti... Tutti siamo peccatori, ma tutti abbiamo voglia di seguire Gesù più da vicino, senza perdere la speranza nella promessa, e anche senza perdere il senso dell’umorismo». Il Papa ha fatto anche una rivelazione nel corso di un’intervista a una radio argentina che trasmette dai quartieri poveri di Buenos Aires, in occasione dell’anniversario della sua elezione al soglio di Pietro. Rispondendo alla domanda «Cos’è che meno ti piace della tua missione di Papa» secondo quanto riporta l'Osservatore Romano, ha confidato: «Il lavoro con le carte, quello di ufficio, è una cosa nella quale ho sempre fatto fatica». A più riprese durante l'intervista il Pontefice ha spiegato di aver «bisogno del sostegno del popolo di Dio, in particolare con la preghiera», come aveva ripetuto anche con il tweet di giovedì mattina. Il Papa ha risposto a dodici domande e ha difeso i preti che lavorano nelle «villas miseria», le baraccopoli della capitale argentina. La loro opera pastorale, ha detto Francesco, «non è una cosa ideologica bensì una missione apostolica». E ha spiegato che «non erano comunisti», come furono definiti in passato, ma «grandi sacerdoti che lottavano per la vita: lavoravano per portare la parola di Dio agli emarginati. Erano sacerdoti che ascoltavano il popolo di Dio e lottavano per la giustizia». Intanto è stato scelto il motto del viaggio in Terra Santa, dal 24 al 26 maggio, all’insegna dell’ecumenismo: «Perché siano una cosa sola». Lo slogan rimanda a quello che il Papa considera il cuore del suo viaggio, cioé l'incontro con il patriarca ecumenico Bartolomeo e i responsabili delle Chiese di Gerusalemme.

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