REGGIO CALABRIA Beni per un totale di 420 milioni di euro, riconducibili alle cosche di ’ndrangheta della provincia di Reggio Calabria - come gli Strangio e i Vottari - sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma. I beni mobili, immobili, attività commerciali e disponibilità finanziarie, sono di proprietà di 40 presunti affiliati, nei cui confronti le indagini coordinate dalla locale Dda hanno evidenziato la sproporzione tra redditi dichiarati e incremento patrimoniale negli ultimi quindici anni. Sulla scorta dell’attività dei finanzieri, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha emesso i provvedimenti di sequestro. L’operazione ha interessato anche la Capitale, ma non per la presenza di proprietà immobiliari o commerciali. L’inchiesta portata avanti dal colonnello Domenico Napolitano ha accertato anche Roma è la piazza dove la ’ndrangheta aveva aperto alcune società. In alcuni casi deteneva alcune quote azionarie dell’impresa. Secondo le indagini, nel 2005 i vertici delle famiglie Morabito e Aquino avevano deciso di reinvestire i soldi sporchi nel settore edilizio, più precisamente nella realizzazione di villaggi turisti sulla costa ionica. Secondo il Gip, la strategia pensata dalla cosche prevedeva l’uso di capitali formati dall’afflusso di soldi dall’estero e dal territorio calabrese. La complicità di soggetti all’interno delle istituzioni locali, con ruoli amministrativi, avrebbe garantito la concessione delle necessarie autorizzazioni.
Scoperti i villaggi turistici dei boss calabri
REGGIO CALABRIA Beni per un totale di 420 milioni di euro, riconducibili alle cosche di ’ndrangheta della provincia di Reggio Calabria - come gli Strangio e i Vottari - sono stati sequestrati dalla...