Pensava in grande la ’ndrangheta a Roma. Voleva creare una società di volo low cost, era entrata negli appalti dei mondiali di nuoto del 2009 e per la ristrutturazione del bar al Foro Italico, fornendo manodopera in subappalto che pagava in nero. Meno di cinque anni fa aveva comprato il prestigioso Caffè Fiume, in via Salaria, aveva creato società che avrebbero avuto il bollino del Comune di Roma, ed era in contatto con persone insospettabili che avrebbero permesso al boss calabrese Saverio Razionale, 53 anni, alleato della potente cosca Mancuso di Vibo Valentia, di accedere negli ambienti giusti dell’economia romana, vestendo i panni dell’uomo d’affari, dimostrando le buone maniere, sborsando una minima percentuale sui lavori pubblici ottenuti a trattativa privata alla donna che li aveva procurati e versandone un’altra in beneficenza a una onlus che sarebbe stata indicata al momento giusto. Altri scopi Razionale li aveva raggiunti facendo piaceri: secondo le indagini, una manciata di anni addietro ha pagato le ferie estive a un professore della Sapienza che ha permesso al figlio di entrare alla Facoltà di Medicina superando lo scoglio dei test d’ingresso. La Dia del Centro operativo di Roma ha mandato in pezzi il progetto faraonico. Prima che il mafioso calabrese riuscisse a svuotare le casse del suo patrimonio riducendole a scatole vuote, con una richiesta di sequestro d’urgenza firmata dal capo della Dia, Arturo De Felice, il Tribunale di Vibo Valentia, sezione Misure di prevenzione, ha dato il via libera dagli uomini della Direzione investigativa antimafia per mettere i sigilli a locali e società per oltre sette milioni di euro, compresa la gestione del bar le cui mura sono della famiglia Cordero di Montezemolo. Il valore non è stratosferico. La scoperta investigativa, però, ha messo in crisi un piano che avrebbe fruttato molti più soldi. Nell’ambito degli appalti pubblici, Razionale aveva cominciato a raggiungere i suoi obiettivi: ha avuto il subappalto del complesso natatorio di Ostia e ha ristrutturato il bar del Foro Italico. E voleva creare un low cost. Lo rivela una intercettazione del 9 dicembre 2008. Il faccendiere Alberto Caporaso «risponde a Razionale che il primo volo lo dovrebbe fare il 18 (del mese, ndr ). Spiega al boss che saranno coperte tutte le destinazioni (Lamezia, Roma, Milano, Venezia e altre) perché sono già stati noleggiati 10 aerei, compresi i piloti, al prezzo di 5-6 mila euro l’ora. Razionale vuole sapere se l’attività sarà redditizia e Caporaso risponde "tantissimo"» aggiungendo «che saranno coperte 37 tratte, 37 aeroporti, anche in Europa... che ci sono già tutte le autorizzazioni e che lui si è occupato di portare un "dottore importante" a Roma per creare la società. Spiega che è stato fatto un contratto di noleggio per gli aerei della durata di 365 giorni. Ognuno si abbona al costo di 25 euro l’anno... ci sono 8 milioni di utenti». Il progetto non è decollato. Si è riunita anche la vecchia Direzione nazionale antimafia di Piero Grasso per fermarlo. Se la ’ndrangheta fosse riuscita a far atterrare i suoi aerei per il nostro Paese sarebbe stato uno smacco clamoroso. A Roma Razionale ha fatto anche di più. Dimostrando una intelligenza brillante per gli affari, ha inventato due società (ora sequestrate), Edil Consul Services srl e Roma Services srl. Dovevano far parte della lista delle ditte perbene alle quali affidare i lavori. Addirittura per la Roma era stato pensato un destino diverso: fornire servizi giorno e notte, dall’idraulico all’elettricista, ai romani in difficoltà. Il futuro non si è realizzato per entrambe le imprese. Ma per la giustizia chi è Saverio Razionale? Gli esperti della Dia hanno compilato un fitto curriculum sul personaggio. Spiegano che è salito al vertice della cosca negli anni ’80, dopo l’attentato a Pizzo in cui perse la vita agguato il precedente capo cosca Giuseppe Gasparro, detto "Pino u gatto". Nel 2011, dalla Corte d’appello di Catanzaro è stato condannato a quattro anni e sei mesi per associazione mafiosa. Un anno dopo, lui si è reso latitante, e nel febbraio scorso la Cassazione ha annullato il provvedimento dell’Appello per errata determinazione della pena, perché non si era tenuto conto delle attenuanti generiche. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro è soddisfatto dell’azione della Dia e annuncia altro. «So che ci sono altre indagini in corso - rivela - Parlerei di accertamenti, che ho chiesto di fare e indagini delegate dall’autorità giudiziaria. Se per gli accertamenti che ho chiesto ci saranno indizi di reato sarà poi l’autorità giudiziaria a delegare le forze dell’ordine. Non è finita, dunque, noi lottiamo sempre».
La ’ndrangheta voleva una compagnia aerea
37 rotte, biglietti venduti con una card. La cosca nei subappalti dei mondiali di nuoto
