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«Io, giornalista sospettato non c’entro con questa storia»

Il cliente vip sospettato di far parte dell’inchiesta sulle ragazzine dei Parioli spiega che del giro di prostituzione minorile non ne sa niente

«Non so nulla di baby squillo». Poche parole, pronunciate con una voce serena. Il giornalista che sarebbe sospettato di far parte dell’inchiesta sulle baby squillo dei Parioli spiega che del giro di prostituzione minorile non ne sa niente. «La vicenda la consoco perché l’ho letta sui giornali e l’ho ascoltata dai telegiornali - ha detto - ma più di questo non so che dire. Io non sono coinvolto in nulla di nulla - continua il giornalista nato nel nord Italia e trasferito a Roma - neanche lontanamente». In base alle indagini della procura di Roma, nella lista di clienti delle due ragazzine di 14 e 15 anni che per alcuni mesi si sono prostituite in un appartamento di viale Parioli, ci sarebbero, oltre al marito della Mussolini Mauro Floriani, anche altri uomini «vip», tra i quali avvocati, manager e dirigenti d’azienda. Alcuni sono già finiti sul registro degli indgagati, altri invece sono ancora sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri che stanno esaminando tabulati telefonici, intercettazioni, sms e interrogatori di indagati e persone informate sui fatti. Per adesso, infatti, i clienti iscritti sul «modello 21» sono una ventina, mentre la posizione di altrettanti sono ancora in corso di accertamenti degli investigatori. Ma chi sono i clienti che sono finiti, in un modo o nell’altro, nel fascicolo della procura di Roma? Persone che hanno un’età compresa tra i 19 e i 60 anni, tutti benestanti, considerando anche le cifre che sborsavano per avere un rapporto sessuale con le ragazzine minorenni: dai 100 euro per pochi minuti ai 1000 euro per una giornata intera. Cifre che soltanto professionisti possono permettersi, tanto che a dimostrazione della disponibilità economica dei clienti, ci sono anche pedinamenti e appostamenti da parte dei militari, che hanno ripreso e fotografato anche le vetture che usavano per raggiungre la casa dei Paioli: nella maggior parte dei casi auto di lusso e di grossa cilindrata. Ecco l’identikit dei clienti: romani, calabresi, napoletani, siciliani, africani e sardi. È lunga la lista di clienti delle due baby squillo dei Parioli che hanno fatto scoppiare la maxi inchiesta romana che ha portato all’arresto dei «protettori». Agli atti degli inquirenti, infatti, ci sono tutti i nomi di chi ha avuto rapporti sessuali a pagamento con le due ragazzine. Gli investigatori, infatti, li hanno pedinati, fotografati, hanno segnato orari di ingresso e uscita dall’appartamento di viale Parioli. Conoscono in alcuni casi anche quanto hanno pagato il rapporto sessuale grazie alle intercettazioni telefoniche. In base a quanto è stato messo nero su bianco dagli investigatori che dallo scorso luglio indagano sul giro di baby escort della Roma bene, in quella stanza, dove sarebbero avvenute anche orgie, ci sono entrati uomini di tutte le età e nazionalità. Bastava che rispettavano il «tariffario» dettato dai protettori, e che partiva minino da 100 euro per pochi minuti. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche i nomi di alcune prostitute adulte che avrebbero avuto come protettori gli stessi uomini che gestivano gli incontri delle minorenni. I clienti pagavano centinaia e centinaia di euro per avere rapporti con le ragazze, a volte erano disposti a sborsare anche migliaia di euro: il prezzo variava in base alle prestazioni e al tempo da trascorrere insieme alle baby squillo. Dalle carte in mano agli inquirenti, ci sono persone anche di 19 anni, fino a uomini di quasi 60 anni. Alcuni sarebbero partiti da Napoli e Caserta, altri da Catania, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Cagliari, Frascati, Marino, Fiano Romano e Anguillara. E a gestire gli incontri sempre le stesse persone. Nelle numerose carte ci sono anche i nomi delle prostitute maggiorenni che avevano deciso di far gestire gli incontri ai protettori. Gli inquirenti sono arrivati a identificare chi incontrava le ragazzine anche attraverso le sim card dei cellulari delle minori. All’interno del telefono, infatti, le liceali in alcuni casi avevano memorizzato il numero sotto un nome inventato o con un diminutivo. A volte addirittura con il quartiere dal quale proveniva il cliente: Trastevere, Parioli, Salario. Oppure nella rubrica i clienti erano segnati con un numero o un aggettivo: cliente 5, 6 e 10, oppure «amore». Alcuni clienti avrebbero anche chiesto l’età alle baby squillo, che avrebbero risposto di avere 18 anni. Altri, invece, una volta entrati nella casa a luci rosse, avrebbero deciso di andare via senza avere rapporti sessuali forse spaventati dalle facce da ragazzine delle prostitute. Intanto va avanti anche la seconda inchiesta che è partita indagando sulle baby squillo dei Parioli. In questa sarebbero coinvolte altre ragazze e altri clienti. E ad arrivare a queste altre prostitute, anche alcuni video che sarebbero stati acquisiti agli atti dai carabinieri, nei quali ci sarebbero, appunto, altre ragazze pronte a tutto piuttosto di avere soldi facili.

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