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Don Alvaro, esempio di fedeltà

Andrea Acalia.acali@iltempo.it La figura di mons. Alvaro Del Portillo, primo vescovo prelato dell’Opus Dei e successore del fondatore san Josemarìa Escrivà, è al centro di un convegno di tre...

La figura di mons. Alvaro Del Portillo, primo vescovo prelato dell’Opus Dei e successore del fondatore san Josemarìa Escrivà, è al centro di un convegno di tre giorni organizzato dalla Pontificia università della S. Croce in occasione dei 100 anni dalla nascita del prossimo beato. Il convegno è stato aperto da mons. Javier Echevarria, prelato dell’Opera, che ha ricordato prima di tutto l’anniversario dell’elezione di Papa Francesco, definito un «sacerdote autentico che prega molto e che sa ascoltare», il cui esempio è un «incentivo a far sì che tutti i cristiani si adoperino per portare l'amore e la misericordia di Gesù fino all'ultimo angolo del mondo». Mons. Del Portillo fu un «sacerdote zelante che seppe coniugare una intensa vita spirituale fondata sulla fedele adesione alla roccia che è Cristo con un generoso impegno apostolico». Queste le parole usate dal Pontefice in un telegramma firmato dal Segretario di Stato card. Parolin per definire don Alvaro, come viene chiamato affettuosamente dai fedeli della Prelatura. Nel suo intervento, mons. Echevarria ha messo in risalto la caratteristica che più di tutte definisce la personalità di don Alvaro: la fedeltà. Una fedeltà «a Dio, alla Chiesa, al Romano pontefice, a San Josemaría e allo spirito dell'Opus Dei», che «si è temprata giorno dopo giorno». Un riconoscimento giunto anche dalla Congregazione delle cause dei santi che nel decreto sulle virtù del vescovo spagnolo parla di «fedeltà indiscussa a Dio, nel compimento pronto e generoso della sua volontà; fedeltà alla Chiesa e al Papa; fedeltà al sacerdozio; fedeltà alla vocazione cristiana; fedeltà in ogni istante ed in ogni circostanza della vita». L’attuale prelato dell’Opera, che visse a lungo accanto a don Alvaro, ha ricordato con commozione la figura di questo sacerdote «buono e fedele», che ebbe un ruolo di primo piano nel Concilio Vaticano II come perito e consultore di diverse commissioni e come segretario della Commissione per la disciplina del clero. Mons. Del Portillo fu il più stretto collaboratore di S. Josemarìa Escrivà, che lo chiamava «saxum», roccia: «Alvaro è un modello, ed è il figlio mio che ha più lavorato e più sofferto per l'Opera, è quello che meglio ha saputo cogliere il mio spirito» scriveva nel 1962 ai membri dell’Opus Dei mentre l’allora vicario generale era ricoverato in ospedale. Una lealtà manifestata ripetutamente anche al Papa. Quando don Alvaro morì, Giovanni Paolo II, con cui ebbe uno stretto rapporto («una collaborazione molto ampia, fatta di piccoli incarichi e di programmi di ampio respiro»), si recò a pregare davanti alla salma nella chiesa di S. Maria della Pace: «Quando lo ringraziai per la sua presenza in mezzo a noi, che ci aveva dato tanta consolazione e tanta gioia - ha ricordato mons. Echevarria - Giovanni Paolo II mi rispose: "era cosa dovuta, era cosa dovuta!"».

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