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Mutilazioni genitali in 28 paesi

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell'Africa sub-sahariana, e sono state purtroppo «esportate» negli ultimi decenni...

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 28 paesi dell'Africa sub-sahariana, e sono state purtroppo «esportate» negli ultimi decenni in tutti i paesi occidentali dove le comunità africane sono emigrate. Secondo un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono oltre 130 milioni nel mondo le donne che hanno subito amputazioni di qualche grado, e si stima che siano circa 3 milioni ogni anno le bambine che vengono sottoposte, sempre con il consenso della madre, a queste pratiche. Nelle poverissime zone di provenienza di questi popoli, gli uomini si allontanavano dal villaggio per lunghi periodi, per pascolare il bestiame o per cacciare. In alcuni casi si «limitavano» a far cucire dalla madre la vagina della sposa perché questa non potesse tradirlo in sua assenza. Pratiche ulteriori hanno suggerito che amputare il clitoride e le altre zone erogene potesse essere un sistema ancora migliore, in quanto a quel punto la donna non provava nessun piacere nell'atto sessuale, anzi spesso provava dolore, e quindi non «tradiva» il marito. Fecero clamore alcuni anni fa alcuni ginecologi africani che lavoravano in ospedali italiani che proposero di praticare loro le mutilazioni, perché venissero almeno rispettate le principali norme di igiene. In Nigeria le mutilazioni si fanno sulla bambina appena nata, in Somalia sulle bambine prima della pubertà, in Uganda sulle adolescenti. Ci sono una marea di movimenti, soprattutto quelli dedicati alle donne, contrari a tali mutilazioni.

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