Il Vaticano sembra un obiettivo prediletto: dai veri attentatori che causano momenti di apprensione piazzando finti ordigni tra la folla, o da chi si diverte in malomodo lanciando falsi allarmi bomba. La mattina del 24 maggio si sono verificate entrambi i casi. I carabinieri sono corsi alla scultura del Bernini, le due braccia di marmo che si allargano a semicerchio dalla Basilica di San Pietro. «C’è una bomba tra il colonnato», ha detto la misteriosa voce all’operatore della centrale operativa del 112. Quando arriva una segnalazione del genere non si prende mai sottogamba. Immediatamente si pensa al peggio. Se poi l’allarme si sgonfia e risulta infondato allora tanto meglio. E in effetti quella volta l’indicazione è stata falsa. I cani antiesplosivo hanno fiutato tra i fusti ma gli accertamenti sono risultati negativi. L’episodio però non è passato inosservato. Infatti gli investigatori non hanno trascurato la coincidenza: quella mattina il presidente francese Francois Holland è stato in visita dal Papa, e nella notte, nel centro di Roma, in Vicolo della Campanella, poche ore prima una bomba artigianale è esplosa nei pressi della «Pieux etablissements de la France a Rome et a Lorette», fondazione francese legata all’ambasciata presso la Santa Sede, a pochi metri dalla chiesa di Sant’Ivo dei Bretoni. Cinque auto in sosta danneggiate e per fortuna nessun ferito. L’ordigno non solo era pieno di polvere nera. Ma anche di pezzi di metallo che l’esplosione ha fatto schizzare come proiettili scavando la carrozzeria delle vetture parcheggiate e mandando in frantumi i vetri fino al secondo piano che si affaccia sul vicolo e della chiesa francese. Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso.
Quell’ordigno tra le auto e l’allarme a San Pietro
Il Vaticano sembra un obiettivo prediletto: dai veri attentatori che causano momenti di apprensione piazzando finti ordigni tra la folla, o da chi si diverte in malomodo lanciando falsi allarmi...