L’Europa alla canna del gas. Russo. E proprio la dipendenza a quella fonte energetica immobilizza i Paesi del Vecchio continente di fronte all’invasione della Crimea da parte di Putin. L’ex colonnello del Kgb è intenzionato a ricostruire i fasti, per i più nefasti, dell’ex Unione sovietica. Come lo ha sempre fatto: con i carri armati. L’Europa resta a guardare come fece nel 1956 quando i tank di Mosca repressero la rivolta di Budapest. Solo tanti bla, bla nel 1960 quando le truppe comuniste cominciarono a innalzare il Muro a Berlino e spaccarono la vecchia Europa. Tornano alla mente le parole della cantautore Leo Valeriano: il mondo sapeva solo invocare la pace ma a Berlino i giovani continuavano a morire. Lo stesso a Praga nel 1968 dove neppure l’odore acre della pelle in fiamme di Jan Palach servì a risvegliare le coscienze degli europei. Oggi avviene lo stesso. Tanto sdegno, vibrate proteste, inviti a non usare la forza. Ma la forza,meglio la potenza militare, Putin l’ha già messa in moto. La Crimea, dopo 60 anni, è tornata sotto la giurisdizione di Mosca. Nel 1954, un leader comunista, Kruscev, la consegnò all’Ucraina. Oggi un ex comunista che rimpiange però l’Impero sovietico se la riprende. Putin giustifica le sue mosse con la difesa della popolazione russofona che in Crimea è maggioranza. Atteggiamento contradditorio il suo. Infatti Putin non ha riconosciuto il Kosovo indipendente e ha sempre condannato l’intervento Nato contro Belgrado per tutelare la maggioranza albanese del Kosovo a rischio genocidio. Lì la pulizia etnica era in atto da parte dei serbi, in Crimea no. Nessun segnale. La mossa di Putin rientra in quella guerra preventiva di cui, purtroppo, l’ideologo è stato un presidente americano. La medesima strategia attuata in Ossezia contro la Georgia nel 2008. L’Occidente che ha accolto come innovatore l’ex colonnello del Kgb ora deve fare i conti con la sua strategia revanscista e totalitaria che passa dalle leggi omofobe alle spedizioni punitive e il carcere duro per gli oppositori. Un ritorno al passato buio dei gulag e dei carri armati. C’è da sperare che i Paesi europei del G8 appoggino la proposta di Obama a disertare il prossimo vertice di Soci. La Russia potrà chiudere i rubinetti del gas ma l’Europa può chiudere quelli dei visti per i cittadini russi, bloccare i conti degli oligarchi vicino a Putin così come è stato fatto con Assad che proprio il regime di Mosca continua a sostenere e armare. Non si chiede una guerra. Il ritorno ai blocchi è nei fatti. Solo coraggio e meno chiacchiere perché l’Europa non sia solo quella delle banche, dell’euro e dei disoccupati.
Questa volta non restiamo lì a guardare
La dipendenza energetica dalla Russia immobilizza i Paesi del Vecchio continente di fronte all’invasione della Crimea da parte di Putin
