Attualità

Emergenza scuole, il caos degli addetti alle pulizie

In 24mila rischiano il posto e 4mila istituti potrebbero restare senza servizi. Oggi il tavolo al ministero dell'Istruzione dopo la proroga di 20 milioni per marzo. Sciopero dei sindacati

La scuola prima di tutto. Aveva iniziato da qui il suo discorso programmatico al Senato il giorno della fiducia. Nella sua prima uscita ufficiale da premier, poi, il 26 febbraio Matteo Renzi subito dopo la visita all'istituto Luigi Coletti di Treviso twittava: “Investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi”. E ancora: “Bisogna seguire lo spread e i conti, ma un Paese si salva solo se la scuola funziona”. Scuole sicure e efficienti, quindi. Ma anche pulite? Di lì a due giorni quasi 4mila istituti scolastici italiani avrebbero rischiato di restare senza servizi di pulizia; e circa 24mila addetti che lavorano come pulitori nelle scuole, di restare senza lavoro. Un quadro a tinte fosche - frutto di anni di politiche in cui la Stato ha scialacquato nella gestione dei servizi, per poi fare clamorose marce indietro in nome delle esigenze di contenimento della spesa - che è stato scongiurato in extremis, alla vigilia del blocco annunciato (al primo di marzo) dei servizi di pulizia delle aule dove ogni giorno studiano i nostri ragazzi. Un po' come per la minaccia del sindaco Marino di bloccare la città gridando alla catastrofe imminente, il 28 febbraio il governo si è dovuto precipitare ad adottare un provvedimento che oltre a scongiurare il fallimento della Capitale, salverà anche l'igiene delle scuole italiane. Oltre lo stanziamento di 150 milioni di euro per il fondo per l'edilizia scolastica, infatti, il neo-ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, ha annunciato la proroga fino al 31 marzo del finanziamento del miur per gli appalti di pulitura, che con 20 milioni di euro dovrebbe mettere in sicurezza “questa parte importante del personale scolastico non contrattualizzato”, anche se solo per un altro mese. Oggi, assieme al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al ministero dell'Istruzione è stato avviato un nuovo tavolo scuola-lavoro per iniziare la progettazione di un “piano biennale di ricollocazione e riqualificazione professionale” del personale delle pulizie delle scuole. Un tavolo già previsto dall'ultima legge di Stabilità, in realtà, ma mai entrato efficacemente in azione come denunciato nelle scorse settimane dalle associazioni delle imprese e delle cooperative di pulizia e dagli stessi addetti, che hanno inscenato numerose proteste per scongiurare il rischio di restare senza un lavoro dal primo di marzo, con tutte le ripercussione del caso sulla salubrità e la sicurezza degli ambienti scolastici. Ma facciamo un passo indietro. Perché quella della pulizia delle scuole non è un’emergenza improvvisa. E' il frutto di una situazione annunciata (e affrontata senza successo più volte) che nasce dai tagli lineari operati dal governo Letta (e da quelli che lo hanno preceduto) che, proprio con l’ultima legge di Stabilità, ha ridotto ulteriormente gli importi destinati alla pulizia delle scuole per il 2014. Una riduzione totale del 48% circa delle risorse messe a disposizione, portate da 545 milioni a 284. La spesa per i servizi di pulizia è passata così dall’1% del bilancio del ministero dell’Istruzione, allo 0,5%. A questa riduzione delle risorse va aggiunta una loro ripartizione, territoriale e per scuola, basata su criteri determinati dal miur (i cosiddetti “posti accantonati”), che molto spesso non corrispondono alle reali esigenze del singolo plesso: in alcuni casi potrebbero esserci carenze e in altri risorse in eccedenza. Il taglio delle risorse, come ovvio, crea problemi di esubero di personale, con situazioni più critiche nelle regioni meridionali come la Campania (3.500 esuberi stimati, soprattutto nel Napoletano e nel Casertano), la Puglia (1.300), la Calabria (800), la Sicilia (oltre 650) e il Lazio (600). Ad oggi le persone che svolgono servizi di igiene ambientale e di ausiliariato nelle scuole italiane sono oltre 24.000. Di queste, circa 11.500 sono ex lavoratori socialmente utili (cosiddetti “ex lsu”), soprattutto al Sud, mentre i restanti, fanno parte dei cosiddetti “appalti storici”. Tutto nasce con la legge 124 del 1999, che ha trasferito allo Stato alcune competenze svolte da Comuni e Province, tra cui anche i servizi di pulizia ed altre attività ausiliarie svolte nelle scuole, a partire dal 1 gennaio 2000. Allo Stato sono stati trasferiti i dipendenti impegnati nelle attività trasferite (bidelli), ma sono stati anche trasferiti gli oneri per i contratti in essere (gli “appalti storici”) e quelli per i lavoratori socialmente utili attraverso la stipula di nuovi appalti con imprese che hanno assunto alle proprie dipendenze a part- time gli ex lsu. E' stato poi previsto che in fase di determinazione degli organici del personale ausiliario nelle scuole in cui prestano servizio di pulizia gli ex lsu, devono essere accantonati posti di collaboratore scolastico nella misura del 25% della dotazione organica di tale profilo nella scuola (i cosiddetti “posti accantonati”). A fronte di questa situazione, nel 2009 sono iniziate le politiche di riduzione della spesa nel settore: i famigerati tagli. Il decreto del Fare, nell'estate 2013, ha introdotto il principio per il quale i lavoratori delle cooperative e delle società degli appalti non devono costare allo Stato di più rispetto a quanto si spenderebbe per svolgere i servizi di pulizia ricorrendo ai bidelli. Le norme volute in precedenza dal ministro Profumo hanno stabilito che dall'anno scolastico 2013-2014 l'acquisto dei servizi di pulizia delle scuole dovesse avvenire solo in seguito a una gara Consip. La nuova gara è stata svolta sulla base dei nuovi limiti di spesa. E questo ha creato enormi problemi per i lavoratori del settore. In molti casi sono sorti contenziosi (in Sicilia, Campania, Basilicata) e alcune aggiudicazioni non state ancora concluse. Ma in generale il problema è che se il governo non fosse intervenuto il 28 febbraio stanziando altri 20 milioni di euro, dall'1 marzo molti degli addetti alle pulizie si sarebbero trovati senza più un contratto di lavoro. Di fronte ai tagli, per anni la situazione occupazionale è stata mantenuta inalterata grazie agli ammortizzatori sociali in deroga. Ma dallo scorso anno il quadro si è fatto insostenibile. Il blocco, in realtà, sarebbe dovuto scattare già da dicembre. Ma a fronte delle proteste di sindacati, imprese e lavoratori, nella legge di Stabilità si è inserito un “tampone” di due mesi (fino al 28 febbraio), mettendo sul tavolo altri 34,6 milioni di euro. La legge prevedeva però anche che nel periodo di proroga si sarebbe dovuto convocare un tavolo tecnico guidato dai ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e dello Sviluppo Economico con enti locali, imprese e sindacati grazie al quale “individuare soluzioni normative o amministrative” ai problemi occupazionali creati dai tagli. Così non è stato, secondo quanto denunciato dalle associazioni di categoria. Per questo i lavoratori ex lsu e quelli degli appalti storici hanno protestato duramente nelle scorse settimane. Alcuni di loro sono arrivati a occupare le scuole. Nel Lazio, dove ad essere coinvolti sono circa in 3mila, l'episodio più duro c'è stato a Pomezia: i lavoratori degli appalti hanno occupato la scuola elementare Trilussa dal 17 al 19 febbraio. Nei momenti di concitazione dello sgombero da parte delle forze dell'ordine, una di loro, Carmen D'Agostino, è finita in ospedale per aver sbattuto la testa, come racconta. “Anche mio marito lavora nelle pulizie scolastiche - dice - siamo disperati, abbiamo una figlia di 22 anni alla quale dovremo dire che dovrà abbandonare gli studi all'università”. Carmen ci parla di stipendi da 700 euro che potrebbero arrivare ai 200 euro mensili. Quello che teme, infatti, è che se non si troverà una soluzione definitiva a questa situazione, le imprese potrebbero licenziare, oppure proporre turni da 1-2 ore al giorno per non lasciare a casa nessuno. Per ora il Salva Roma ha salvato anche loro. Ma solo per un mese. E a condizioni non chiare del tutto. “Le aziende di pulizia non chiedono più soldi - dice Lorenzo Mattioli, presidente di Anip Fise/Confindustria (l'Associazione nazionale imprese di pulizia e servizi integrati, che rappresenta le imprese di pulizia e servizi ausiliari) - ma vogliono contribuire ad una nuova scuola più efficiente e moderna. Bene in questo senso le gare Consip che efficientano la spesa pubblica, ma oggi la burocrazia deve portare a termine le scelte operate dalla politica lo scorso anno; e da oggi la politica deve stabilire regole chiare per il mercato dei servizi. Dobbiamo invertire la rotta: il criterio non deve più essere garantire buste paga ma pagare in maniera equa i servizi” E sul “tampone” fino a marzo, Mattioli commenta: “Bene questa misura necessaria, in extremis, per superare l’emergenza in cui ci ha lasciato il precedente Esecutivo. Occorrerà però andare oltre e porre le basi per avviare a definitiva soluzione questa annosa vicenda attraverso il tavolo di confronto”. La soluzione, però, non convince i sindacati. Che oggi hanno indetto lo sciopero nazionale dei pulitori. Permane una situazione di diffusa incertezza e di tensione per i passaggi di appalto che seguono le gare Consip: in alcune regioni, denunciano Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltrasporti-Uil , le imprese subentranti non garantiscono il rispetto della continuità occupazionale e dello stesso regime di orario di lavoro precedentemente esistenti. “Nonostante la proroga di 20 milioni di euro per il mese di marzo, che garantisce la possibilità di un passaggio alle stesse condizioni di lavoro precedenti, e quindi con lo stesso monte ore e conseguente retribuzione, le imprese pretendono di subentrare sulla base dei 284 milioni residuali dei tagli - dice Giovanni Pirulli, segretario generate aggiunto Fisascat-Cisl - e i lavoratori si ritroveranno con stipendi da fame. Per questo scioperiamo”.

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