Anche i beni sottratti alla criminalità, e consegnati al Comune, diventano un «vuoto a perdere». L’impennata dei sequestri, e presumibilmente di confische, non si è tradotta negli anni in un significativo aumento delle proprietà assegnate a Roma Capitale, complessivamente 57. Uno stallo anche temporale, considerando che – sul totale dei decreti di destinazione – appena tre, tra il 2011 e il 2012, risultano firmati dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Tutti gli altri risalgono all’epoca dell’Agenzia del Demanio. Cinquantasette immobili, dicevamo, numero reputato «esiguo» dagli stessi uffici del dipartimento Patrimonio che punterebbe a incrementarne la consistenza per una riconversione a fini sociali e per rispondere, tra le altre problematiche, per esempio alla conclamata emergenza abitativa. La verità, però, è che già oggi, tra questi «pochi» beni in gestione, si registrano anomalie e defezioni mai risolte nel tempo. Caso emblematico, la Tenuta dell’Inviolatella Borghese (nel 2009 valore stimato 3 milioni di euro) tra corso Francia e via Flaminia Vecchia, riconducibile alla banda della Magliana: nel 2004 l’Agenzia del demanio firma il decreto di trasferimento a favore del Comune; dopo infinite vicissitudini, nel 2012, la Regione finanzia il progetto di riqualificazione del parco, 140mila euro. Ma, ultimati i lavori, restano i lucchetti: «È finito da un anno ma chiuso - aggiorna Mario Attorre del comitato per il XV municipio – Il Comune cercava fondi per il guardiaparco». Il casaletto che si fa riconoscere per la scritta «bene confiscato alle mafie», in ogni caso, non è stato incluso nel piano di rifacimento. La Guardia di finanza, lunedì, ha chiesto al Comune tutto l’incartamento dell’Inviolatella. Ancora proprietà della «banda» ma altro municipio, l’VIII, e altre inerzie: «Per il garage confiscato di via Barbana – spiega il minisindaco Andrea Catarci – abbiamo fatto di tutto, manifestazioni, richieste di tavoli istituzionali, l’assegnazione al Comune risale ormai al 2003 ma le cose non si sono sbloccate». Sorte più controversa per l’ex palestra «Il David 2», in via Magni, dietro piazza dei Navigatori. Formalmente assegnata all’associazione carabinieri in servizio Podgora, nei fatti è chiusa: «Quel posto è abbandonato da due anni», dicono i vicini. Si confermano, così, gli esiti di un precedente monitoraggio dell’associazione «Libera», che nel 2011 rilevò come il 33,3% dei beni risultassero vuoti o non occupati secondo i criteri di legge, vedi «una macelleria in via della Marranella o depositi in via delle Testuggini». Altra situazione «monitorata dagli uffici», chiariscono dal Comune, via Tuscolana 1100 (ancora banda della Magliana): locale riconvertito in ristorante, già nel 2008 i vigili contestarono all’associazione assegnataria (Goodwill) la non aderenza col progetto originario, cioè il reinserimento lavorativo di ragazzi svantaggiati. «Ma quali ragazzi svantaggiati, sparavano solo musica altissima, ci siamo andati in causa», raccontano gli inquilini. Infine Torre Gaia, il regno di Enrico Nicoletti, coinvolto negli affari della gamigerata banda. Paradossale la storia di uno degli appartamenti confiscati in via Gravina di Puglia 48: «Il bene ci è stato assegnato nel 2007 – riepiloga il presidente dell’associazione "La Mia Famiglia" Donato Mazzeo – il progetto presentato in Comune prevedeva una casa famiglia per minori ma, quando è stato il momento di richiedere le autorizzazioni, il municipio non ci ha dato l’idoneità». Piano interrato troppo basso, questioni tecniche: «La ristrutturazione è stata finanziata dalla Regione con 37mila euro, ora abbiamo in mente un nuovo progetto ma serviranno altri lavori: più comunicazione tra le parti avrebbe potuto evitare tutto questo!». Pochi isolati più in là, in via di Valle Alessandra, un esperimento riuscito: la Fondazione Roma Solidale ospita tre mamme e i loro bimbi. «"Lei lo sa chi sono io?", ci ha detto Nicoletti mentre facevamo i lavori dio ristrutturazione – ricorda Maurizio Saggion – Gli ho risposto allo stesso modo: lui qui ha ancora il parcheggio assegnato per la sua Ferrari, il nome sul campanello, ma il messaggio che passa è importante: questo è un bene sottratto. E rinato».
Il tour dei «tesori» mafiosi congelati dalla burocrazia
In giro per Roma tra parchi, casali, palestre e negozi
