Attualità

Doppio crollo a Pompei Piovono le polemiche

Il ministro Franceschini convoca una riunione per domani

La pioggia continua a sbriciolare il territorio italiano. E le sue bellezze. Nella notte e all’alba di ieri è toccato ancora una volta a Pompei, il sito archeologico fiore all’occhiello dell’Italia «trasandata» con due milioni di visitatori l’anno. Due i crolli: caduta una porzione dalla spalletta del quarto arcone sottostante il tempio di Venere. Il suo stato di conservazione era da tempo compromesso tanto che la muratura, con evidenti lesioni, era già stata puntellata. Crollata anche una porzione di mura della tomba di Lucius Publicius Syneros, situata nella necropoli di Porta Nocera, prospiciente l’antica strada. Il muretto, alto circa 1,70 metri e della lunghezza di circa 3,50 metri, serviva da contenimento del terreno in cui erano state poste le sepolture ed era pertanto costruito contro-terra. La necropoli di Porta Nocera è la più rilevante, per numero e importanza di monumenti funerari, tra quelle rinvenute nell’area archeologica pompeiana. La Sovrintendenza speciale di Pompei ha spiegato che la necropoli «rimarrà chiusa al pubblico fino al completamento delle verifiche». A denunciare i danni ieri mattina era stato il custode di turno lungo la via delle tombe. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha convocato per domattina una riunione operativa, per avere un rapporto sulle motivazioni dei crolli che sono avvenuti negli ultimi mesi, a cominciare da quello dello scorso dicembre quando cadde uno stucco in una domus della Regio V in via Nola, nel sito archeologico nonchè a verificare l’efficacia degli interventi di ordinaria manutenzione e, complessivamente, a valutare lo stato di attuazione del Grande Progetto Pompei. Alla riunione parteciperanno il soprintendente incaricato prof. Massimo Osanna, il direttore generale delle antichità, il dott. Luigi Malnati, il direttore generale del Grande Progetto Pompei, gen. Giovanni Nistri. Già questa mattina Nistri, con cui il ministro aveva già avuto un primo incontro giovedì scorso, e Malnati, sono stati contattati da Franceschini. E sul sito di Pompei oltre all’acqua abbondante piovono le polemiche. «Altri due crolli nell’indifferenza generale - ha detto il senatore di Forza Italia Riccardo Villari, già sottosegretario ai Beni culturali - Il nuovo sovrintendente Magani nominato da Bray inspiegabilmente non ha ancora preso servizio a Pompei, dove il ritardo ingiustificabile della messa in sicurezza complessiva del sito archeologico sembra senza responsabili: possiamo ancora accontentarci del restauro della prima domus dopo oltre 2 anni dall’avvio del Grande Progetto?». Villari inoltre ha ricordato quanti attacchi subirono i ministri Bondi e Galan mentre oggi l’unico responsabile sembra essere Giove pluvio. «A Pompei va fatta una lotta sealla burocrazia. È necessario semplificare le procedure che si frappongono tra i progetti e l’assegnazione dei lavori, anche per evitare di perdere i finanziamenti europei ha sostenuto il presidente della commissione Cultura del Senato, Andrea Marcucci - La delicatezza dei lavori e la continua attività di manutenzione nel sito devono dare vita ad una disciplina specifica e semplificata, che non può essere piegata a quella dei comuni lavori pubblici». A ricordare il passato la deputata di Forza Italia Elvira Savino: «Nel 2010, l’allora capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini chiese le dimissioni dell’allora ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, minacciandolo, se non l’avesse fatto, di presentare una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti. Oggi, per onestà intellettuale, dovrebbe farlo lui». Taglia la testa al toro il tweet del presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan: «Pompei ha bisogno di coraggio e decisionismo, non di polemiche o ennesimi ritardi dovuti ad accuse, propagande politiche, negative o positive».

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