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«Questa Roma metafisica si vede solo la domenica»

Carlo Verdone, tra i protagonisti del film di Paolo Sorrentino, racconta la sua città

C’è fibrillazione tra i cinefili e gli addetti ai lavori, che attendono con ansia, il verdetto che verrà pronunciato stanotte dal Dolby Theatre di Los Angeles, su chi si porterà a casa l’ambita statuetta dorata. I bookmakers danno tra i favoriti una pellicola di casa nostra, La Grande Bellezza, di Sorrentino. Un film con un cast pazzesco e una protagonista d’eccezione: Roma. La città eterna, dove è stata ambientata la storia, la capitale della dolce vita, della mondanità. Una scenografia, come ci racconta il grande Carlo Verdone, resa surreale dal regista napoletano, che ha voluto mostrare una Roma sospesa nel tempo, quasi immota e immutabile nella sua intramontabile bellezza. Carlo, che immagine emerge della nostra città ne La Grande Bellezza, il film che sta rappresentando proprio in queste ore Roma anche all’estero? «Di sicuro la meraviglia e la maestosità di una città eterna, che si fregia del titolo "caput mundi", per la sua storia, la sua cultura e quell’atmosfera, che la rende unica al mondo. Sorrentino ha rappresentato nel suo film una Roma particolare alla quale noi romani non siamo abituati, quasi "metafisica", senza macchine, nè persone. Una scenografia che nella realtà si può godere solo la domenica mattina, uscendo di casa molto presto, quando la città ancora è addormentata e, senza traffico e rumore di clacson impazziti, mostra tutta la sua straordinaria poesia». C’è un posto di Roma in particolare, che l’ha ispirata nel suo lavoro? «Il Bar Mariani, in via dei Pettinari, l’ho sempre frequentato fin da quando ero piccolo, all’epoca mi ci portavano i miei. Mi ha suggerito tanti personaggi, macchiette e situazioni dai quali ho preso spunto per i miei film, che sono raccontati anche in Fatti coatti, un libro che ho scritto qualche anno fa». Che ricordi ha della Roma di quando era bambino? «Ho avuto la fortuna di nascere nel cuore della città, in quel palazzo con i portici, parallelo a Ponte Sisto. Il mio era un quartiere di artigiani, c’era il sarto, l’idraulico, l’elettrauto, il meccanico, la vinaia, un panificio che forniva pagnotte a mezzo centro. Ci si parlava da finestra a finestra, come si faceva e si fa ancora nei paesi e ci si conosceva un po’ tutti. Era la Roma "vera", in bianco e nero, dei film di Sordi, di De Sica, quella che tutti amiamo e della quale ho tanta nostalgia». All’epoca al posto dei negozi c’erano le botteghe. «Che meraviglia! La polleria Ferraresi in via dei Giubbonari, me la ricordo come se fosse ieri e il pizzicagnolo Ruggeri, con le sue prelibatezze. Poi c’era Chiatti, la gelateria più buona di Roma, noi ragazzini non vedevamo l’ora di andarci. E Carfagna in via dei Pettinari, la bottega di sartoria militare. Mi incollavo alle vetrine, guardavo tutte quelle divise e sognavo di indossarle un giorno. C’è rimasto solo un meccanico, Bruno, in via delle Zoccolette. L’unico superstite, testimone di questa Roma sparita». Ci racconti della sora Lella e del suo ristorante all’Isola Tiberina. «La ricordo con grande affetto, anche perché ha recitato in due miei film. Qualche volta capitavo nel suo ristorante a pranzo, era sempre pieno di monsignori, che è risaputo, vanno solo dove si mangia bene. Come mi vedeva si precipitava in cucina e cacciava via tutti dai fornelli, perché doveva preparare con le sue mani, i miei piatti preferiti. E durante il pranzo mostrava a tutti con orgoglio i poster di «Bianco, rosso e verdone», del quale è stata protagonista». Il Gianicolo ce l’aveva proprio dietro casa, ci andava? «Eccome no! Da bambino, sulla giostra con gli asinelli e a vedere il teatrino di Pulcinella, che mi piaceva tanto. Mi ricordo anche la prima volta che andai a sentire lo sparo del cannone, mi misi i tappi alle orecchie e avevo il cuore a mille per l’emozione. All’epoca era ancora un luogo incontaminato, oggi, passeggiare la mattina al Gianicolo e trovare una distesa di mozziconi di sigaretta e bottiglie di birra, abbandonate dai bagordi della notte precedente, mi fa sempre dispiacere». Il suo ultimo film, «Sotto una buona stella», è ambientato all’Eur, un quartiere nuovo per lei che ama così tanto il centro di Roma. «Roma l’ho girata come un pedalino, per una volta volevo ambientare la mia commedia in una zona moderna che non fosse già esplorata e che corrispondesse al ceto sociale benestante del personaggio». Ogni tanto la si vede sfrecciare per le vie della città sulle due ruote! «Quando sto in centro prendo lo scooter che è molto più pratico, soprattutto per via del parcheggio. Per due volte, però, a causa delle buche, ho rischiato incidenti piuttosto seri, quindi a malincuore spesso prendo la macchina. E puntualmente me ne pento!»

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