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Il comandante affamato di potere

Le pressioni sui dirigenti comunali dell’ex capo dei vigili oggi ai domiciliari. Voleva a tutti i costi diventare presidente di commissione del «concorsone»

Angelo Giuliani voleva il potere. L’ex comandante della Polizia Roma Capitale avrebbe fatto di tutto piuttosto di ottenere e mantenere la «supremazia» all’interno del Corpo. Ne è convinto il gip che ha firmato l’ordinanza degli arresti domiciliari nei suoi confronti, che non ha esitato a scrivere che avrebbe usato ogni mezzo per realizzare i suoi scopi. Quali? Diventare presidente della Commissione del concorso dei vigili urbani e quella di Comandante. E per raggiungere i suoi obiettivi avrebbe fatto pressioni su politici e colleghi, a volte arrivando anche alle minacce. «Giuliani, nei giorni immediatamente precedenti al suo avvicendamento al vertice della Polizia Municipale, avvenuto alla fine di luglio 2012, risulta essersi adoperato con ogni mezzo per realizzare la costituzione e l’insediamento della Commissione di concorso nella quale avrebbe rivestito la carica di presidente», si legge nel documento restrittivo. Giuliani, infatti, secondo quanto accertato dai carabinieri, avrebbe fatto anche documenti falsi per riuscire a diventare presidente della Commissione. Tanto da arrivare a finire sul registro degli indagati con l’accusa di falso. Ma a cosa si riferisce? A un verbale relativo alla seduta di insediamento dell’organo esaminatore, «attestante false circostanze di tempo, di luogo e di fatto». Ma la volontà di Giuliani, in base alle indagini della procura di Roma, erano anche altri. Ottenere la presidenza della Commissione del concorso dei vigili gli sarebbe infatti servito per «salvaguardare il proprio ruolo nel Circolo sportivo della Polizia Municipale che risulta costituire per lui un vero e proprio centro d’imputazione d’interessi». Quindi, per gli stessi investigatori, Giuliani avrebbe fatto carte false (è indagato anche per falso) piuttosto di perdere potere. Ha fretta, infatti, l’ex comandante dei vigili ai domiciliari, di diventrare presidente della Commissione, proprio per poter usare la sua ulteriore posizione come «strumento di potere e di pressione personale». Tanto che il direttore del Dipartimento Risorse Umane di Roma Capitale, Damiano Colaiocomo, sentito dai carabinieri come persona informata sui fatti, ha «sostanzialmente ammesso di aver subito pressioni da Giuliani finalizzate alla consegna della delibera di nomina di Commissari del concorso, a sua volta funzionale alla immediata costituzione della Commissione». Uguale, ottenere ulteriore potere prima del suo avvicendamento a comandante del Corpo. Costituire, dunque, la commissione per il concorso per 300 agenti era essenziale per l’ex comandante dei vigili. Era uno strumento attraverso cui muovere «pressioni». Ed è per questo che i commissari dovevano essere tutti suoi uomini fidati. Al punto che il 27 luglio, giorno precedente all’insediamento della commissione, muove una minaccia velata a Maurizio Sozi, all’epoca dei fatti in ferie. «Ascoltami un attimo Maurì, poi ti passo pure una persona, tu devi piglià l’aereo domani e venì, poi ti pigli 10 giorni di ferie, ti copro io, tu domani devi stare a Roma». Sozzi, però, non ci pensa proprio. «No, non esiste proprio guarda, sto in ferie, tranquillo, sto sereno, devo finì le ferie mie me le piglio una volta l’anno io lavoro sempre, non ci sono problemi, non mi chiedere queste cose». Il diniego non va giù a Giuliani, il quale lo minaccia: «Non hai capito a Maurì...va bé, come ti pare, fai come credi Maurizio...Maurì se ci sto io presidente tu conti, se non ci sto io non conti, hai capito Maurì?». Sozi risponde in modo intimorito: «Angelo..io non devo fa..cioè a parte il fatto che non so manco di che mi stai a parlà». «Eh, va bé Maurì!». «Ok, ok, va bé - risponde immediato Sozi - ho capito, basta, ho capito, tutto a posto (…) ho capito, famo una cosa, come se io fossi presente e io cioè…». «Siamo d’accordo», conclude Giuliani. Nei fatti, la riunione per l’insediamento della commissione si svolge fra le 18 e le 19:30 di sabato 28 luglio, orari in cui Sozi risulta trovarsi in un’altra zona di Roma, come dimostrano i riscontri sulle celle telefoniche agganciate. «È chiaro - commenta il gip - che il verbale della seduta d’insediamento della commissione esaminatrice del concorso attesta il falso e che la riunione in realtà non si è mai tenuta con le specifiche indicate nel verbale». Il quadro investigativo esce rafforzate da una conversazione telefonica che, sempre il 28 luglio, hanno Sozi e Giuliani. «Alle nove di lunedì mattina assolutamente, mi raccomando, così chiudiamo..io, te e Doni (Donatella Scafati, ndr)».

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