Quando alle nove di sera l’«Ultim’ora» di Sky è apparsa sul video con la scritta «Via Poma: la Cassazione assolve Busco», nell’appartamento di Morena è esploso un urlo liberatorio. Raniero, il fratello Paolo e la madre, la moglie Roberta, gli amici più intimi della coppia, in attesa da ore della decisione in corso al «Palazzaccio» di piazza Cavour, hanno esultato come se l’Italia avesse vinto i Mondiali. Da sette anni aspettavano questo giorno, la fine di un incubo cominciato nel 2007 quando l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa un quarto di secolo fa con 29 pugnalate nell’elegante rione umbertino di Prati, fu indagato per l’omicidio. Condannato in primo grado, assolto in secondo, Busco ora può finalmente dormire tranquillo. La sua libertà, come sottolinea lui stesso il giorno dopo la conferma dell’assoluzione, adesso «ha la L maiuscola». Sono ancora scossi, felici ma esausti, Raniero e Roberta. Lui sta male, ha una broncopolmonite e non sta andando a lavorare. Mercoledì, nella giornata in cui gli «ermellini» decidevano la sorte del meccanico Alitalia, i suoi due gemelli compivano 12 anni. Ma non c’è stata occasione di festeggiare il loro compleanno. I due coniugi lo hanno fatto ieri, rompendo l’assedio di cronisti e telecamere per andare a comprare un regalo ai ragazzini, degli scarpini da calcio. La prima a parlare di quanto accaduto è la moglie dell’ex imputato. «È stata un’emozione mai provata prima - spiega - In questi anni non si vedeva la luce. Ieri siamo rimasti incollati alla tv e a internet. La tensione è stata altissima tutto il giorno. Poi è arrivata la notizia e abbiamo tutti gridato la nostra gioia. Per me e Raniero è stata una vera liberazione. Abbiamo pensato: siamo liberi, liberi, finalmente è finita! Un altro processo non l’avremmo sopportato, non ce l’avremmo fatta...». I bambini come hanno reagito, gli avete parlato? «Non capiscono bene tutta questa storia. Ci hanno chiesto "che cosa vuol dire assolto?". Abbiamo spiegato loro che era tutto finito. Anche perché ogni tanto, durante i due processi, ci domandavano perché dovevamo sempre andare in tribunale. Ora sanno che non dobbiamo andarci più...». E lei, signor Busco, come si sente, che cosa pensa della conferma della sua assoluzione da parte dei giudici della prima sezione della cassazione? «È stata messa una pietra sull’ingiustizia della condanna di primo grado. Sulla giustizia italiana ci sarebbe molto da dire, ma non voglio polemizzare adesso, sono contento della conclusione di quest’odissea». Ma crede ancora nella giustizia? «Sono stato assolto e, quindi, devo dire che nella giustizia ci credo ancora. Ma la parola, in questo caso, è fuori luogo, perché sarebbe giustizia se il vero colpevole fosse stato trovato. E poi la giustizia dovrebbe essere più umana. Io sono stato umiliato, trattato malissimo, considerato un plagiatore, un bugiardo, uno che cercava di condizionare le persone. Ho potuto verificare che spesso la giustizia è forte con i più piccoli». Si aspettava l’assoluzione? «Ho fatto molti scongiuri perché temevo potesse andare diversamente. Sa, chi è stato morso da una vipera, ha paura anche di una lucertola». Qualche avvocato di parte civile ha ipotizzato la revisione del processo. Come la prenderebbe? «Non ci voglio nemmeno pensare. Quello che mi è successo ha rischiato di rovinarmi la salute. Comunque, avremmo affrontato anche un quarto processo». Lei non ha trascorso neanche un giorno in carcere. Non capita spesso, con un’accusa di omicidio volontario aggravato. Una fortuna... «Sì, ho pensato molto a questo. Sono stato molto fortunato». In questi anni si è fatta un’idea su chi può essere stato a uccidere Simonetta? «Non lo so. Io sono innocente. L’ho sempre ripetuto. Quello che è avvenuto lì dentro è un fatto troppo grande. Bisogna chiederlo a chi ha condotto le indagini. Credo, però, che sia stato qualcuno di esterno al palazzo». Ci sono ancora molti che la credono colpevole... «Mi dispiace per chi ha sposato una tesi senza rendersi conto che non c’erano prove contro di me». I media sono stati troppo invadenti? «Hanno svolto un ruolo molto importante. Sono stati sempre corretti e ci hanno anche aiutato. Quello che ho subito è stato devastante. Non sarà facile uscirne. Resterò sempre Raniero Busco, anche se ora la mia libertà ha la elle maiuscola». Vuole dire qualcosa alla famiglia Cesaroni? «Per adesso non mi sento di dire niente. So solo che la mia vita può ricominciare». E sua moglie, che ruolo ha avuto nel suo calvario giudiziario? «Roberta è il dono più bello che il cielo mi poteva mandare - risponde Busco, cominciando a piangere come una fontana - Come i miei amici, i miei parenti, i miei colleghi, ha sempre creduto in me e nella mia innocenza. E, a meno che non sia una pazza, non avrebbe potuto resistere accanto a un uomo che aveva fatto una cosa così terribile. Qualcuno ha detto che avevo gli occhi di ghiaccio, che non manifestavo sofferenza, che ero troppo freddo, insomma. Ma il dolore è una cosa molto personale. Chi può sapere veramente che cosa prova un uomo?»
«Via Poma, ecco i miei 7 anni da mostro»
Parla Raniero Busco assolto per l’omicidio di Simonetta Cesaroni: «Mi hanno linciato, questa non è giustizia. E il killer è ancora libero»
