Caro direttore, è difficile scegliere da dove cominciare. Forse bisogna partire proprio da lì, dal cosiddetto Salva Roma. Mai nome fu meno appropriato per un decreto. A ottobre 2013, avevamo chiesto solo una norma che ci permettesse di chiudere un buco di 816 milioni di euro nel bilancio del Campidoglio, lasciatoci in eredità dall'amministrazione Alemanno. Non chiedevamo un euro ai contribuenti italiani, ma solo che il commissario Massimo Varazzani ci restituisse 485 milioni con cui i romani avevano finanziato l'avvio della gestione del debito storico. Da lì in poi quel provvedimento, per volere di pezzi di Parlamento è stato gonfiato con decine di impegni di spesa che non avevano niente a che fare con la capitale, sulla base del concetto, falso, che il decreto servisse a concedere ulteriori regalie a Roma. A quel punto, giustamente, il presidente della Repubblica ne ha chiesto e ottenuto la revoca. Così il governo Letta ha preparato un nuovo decreto che, oltre alle norme sulle partite finanziarie tra Roma Capitale e gestione commissariale, specificava modi e qualità delle entrate per i comuni italiani. Si è incagliato a Palazzo Madama, dove una senatrice, già assessore al Bilancio di Roma, ha cercato di imporre al Campidoglio norme per la vendita di azioni Acea in cambio del suo via libera al decreto. Molti senatori del M5S si sono opposti, ricordando a tutti che un referendum ci obbliga a mantenere pubblica la gestione dell'acqua. Ma quando il decreto è approdato alla Camera, a pochi giorni dalla sua scadenza, altri esponenti del M5S hanno scelto di fare ostruzionismo. Con un comportamento irresponsabile, hanno anteposto il desiderio di creare un problema al neonato governo Renzi alla improrogabile ricerca delle soluzioni necessarie per Roma. Così ci hanno ricordato i danni che può fare la cattiva politica. Senza le norme di cui abbiamo chiesto l'approvazione, Roma rischia la paralisi: trasporti, raccolta rifiuti e manutenzione urbana bloccati proprio mentre ci prepariamo ad accogliere 5 milioni di pellegrini attesi per la beatificazione di Papa Roncalli e Papa Wojtyla. Possiamo permetterci una capitale bloccata? Che non paga gli stipendi, con gli autobus fermi e la raccolta differenziata che si interrompe bruscamente quando siamo a quota 40 per cento? Io dico di no e farò il possibile, insieme al governo, ai parlamentari romani e ai responsabili dei media che amano la loro città, per impedire che succeda.
Io, sindaco senza un euro
di Ignazio Marino
