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Marino taglia le ciclabili

Il piano del Comune ricalca quello di Alemanno. Ma spariscono cento chilometri di piste e investimenti

Marino taglia le ciclabili

Ignazio Marino partecipa a "Roma in Bici"

Altro che rivoluzione delle bici. Rispetto al Piano ciclabili elaborato da Alemanno, Marino copia per due terzi dal suo predecessore e taglia un’altra buona fetta. O per lo meno non la inserisce all’interno del Piano Generale del Trasporto Urbano, in queste settimane in visione a municipi, commissioni e associazioni. Mettendo a confronto l’ampio progetto messo a punto nel 2011 dai tecnici dell’assessorato all’Ambiente con il capitolo inserito nel maxi-documento sulla Mobilità, a cui in questi mesi ha lavorato l’attuale assessore Guido Improta, ci sono chilometri di ciclabile che sembrano essersi persi per strada. In totale, abbiamo contato poco più di 100 km, contro gli oltre 220 previsti nel breve-medio termine dalla precedente amministrazione. Spariti, pare, i 9,6 km della Dorsale Aniene fra Ponte Nomentano e Ponte Mammolo, che avrebbe dovuto fare da raccordo fra la dorsale attualmente esistente (Ponte Milvio-Piazza Sempione) e la ciclabile di via Togliatti. Manca all’appello anche tutto un tratto che va da Torraccia a San Basilio, per 3,20 km.

Al di là dei casi singoli, comunque salta subito all’occhio l’assenza del piano per i municipi: gli uffici dell’ex assessore Marco Visconti avevano previsto 1,5 km a Municipio (quando questi erano 19), per un totale di 28,5 km, più altri 3 km a territorio nell’esercizio finanziario successivo (57 km in tutto); nel Pgtu attuale, invece, vengono individuate cinque aree locali (Roma Tre, Esquilino, Olimpico, Tor Vergata, Municipio V), dove realizzare «reti ciclabili» di dimensione non specificata. Soprattutto, manca tutta la parte relativa al medio termine: nel piano «alemanniano» erano previsti ulteriori 42,15 km di "strade rosse" strategiche lungo le consolari. Il tutto al costo di 40 milioni di euro.

Ma più che la parte infrastrutturale, a preoccupare i ciclisti romani, ad oggi, è la manutenzione. I 254 km esistenti infatti sono preda di degrado, sporcizia, ostacoli, automobilisti civili e perfino di accampamenti abusivi. Impercorribili le dorsali Tevere e Aniene. Addirittura, a Mezzocamino una ditta edile ha piantato due container sopra la ciclabile. Per non parlare di buche e sconnessioni, presenti ovunque. «Ci sono opere che stanno lì ferme da 10 anni – afferma Fausto Bonafaccia, presidente di BiciRoma – ormai non ci crediamo più. Il sindaco ha detto che si sarebbe procurato 30 milioni di euro da mettere nel prossimo Bilancio. Ci basterebbe che rispetti questa promessa. Per il momento non abbiamo notizie della Notte Bianca a pedali di maggio, e nemmeno dell’area dedicata dei Fori Imperiali, dove passano più auto oggi di quando non c’era la cosiddetta pedonalizzazione». BiciRoma da tempo si batte per pochi ma importanti punti: «La segnaletica orizzontale – prosegue Bonafaccia – quindi la pulizia costante e il vagone verde in metropolitana. Ovviamente non abbiamo ottenuto ancora nulla». Proprio per monitorare le piste ciclabili, la precedente amministrazione varò il progetto Pica, attraverso il quale 20 ispettori monitoravano condizioni e nuove esigenze. Il piano del 2011 prevedeva in totale 900 km di ciclabili (più bike-sharing, parcheggi e altro) da realizzarsi in 9 anni. Per un investimento totale di poco meno di 170 milioni di euro, circa 20 milioni l’anno.

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