Una battaglia politica quella in corso al dipartimento per le Pari Opportunità e nella quale la vicenda degli opuscoli «Educare alla diversità di genere», predisposti per conto dell’Ufficio Nazionale Antidicriminazioni razziali dall’istituto «A.T. Beck» per 24.200 euro, non ne rappresenta probabilmente che la punta dell’iceberg. All’indignazione del mondo cattolico è seguita una nota di demerito del viceministro al Lavoro con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra, in fase di avvicendamento con il nuovo governo Renzi, al direttore dell’Unar Marco De Giorgi. Lui infatti sarebbe il "responsabile" del progetto dei tre libretti, destinati a scuole dell’infanzia, elementari, medie e licei, o meglio colpevole di non averla «informata dell’ampia diffusione» nelle scuole degli stessi. Nei libretti dedicati ai più piccoli ricordiamo, si scoraggia il racconto delle favole tradizionali perché «tendono a promuovere il solo modello di famiglia tradizionale». Ma davvero il viceministro non era stata informata? E l’ampiezza della diffusione dei libretti deve o non deve essere un criterio valido per la spesa di soldi pubblici? Alla prima domanda, noi de Il Tempo abbiamo la risposta: una lettera del 26 luglio 2013 del capo del dipartimento per le Pari opportunità, Ermenegilda Siniscalchi, alla direttrice dell’Istituto A.T. Beck, Antonella Montano. «Gentile dottoressa Montano, ho ricevuto le pubblicazioni del vostro Istituto, realizzate in occasione del progetto "Educare alla diversità a scuola", in collaborazione con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali di questo Dipartimento, un prodotto - si legge nella missiva - di cui ho potuto apprezzare l’approccio metodologico, la cura dnella descrizione dei temi, la completezza e chiarezza dell’esposizione, che fanno di questa pubblicazione un eccellente supporto didattico...». Non solo dunque si era a conoscenza del progetto, nel merito e nel metodo, ma si è mostrato anche particolare entusiasmo. E non sarà un caso che pochi giorni fa, nel bel mezzo della polemica scoppiata proprio in contemporanea alla diffusione dei tre libretti, che è spuntato il nome di Isabella Rauti, già capo dipartimento ai tempi della Carfagna, come papabile "new entry", eventualità poi smentita dalla stessa Rauti. Per questo, probabilmente, la mossa della Guerra di scaricare sul direttore dell’Unar può essere letta come tattica squisitamente politica, in vista appunto del nuovo governo Renzi. Un boomerang però. Non solo la lettera del capo dipartimento ma anche per la risposta del viceministro che punta a una scarsa informazione sull’ampia diffusione degli opuscoli. Perché spendere ventiquattromila euro per materiale didattico da diffondere «poco»? La risposta, a questo punto, spetta ad altre sedi.
Guerra: «Non sapevo niente». Ecco la lettera che la sconfessa
Il viceministro si difende dopo le polemiche sugli opuscoli preparati dal dicastero, che sconsigliano alle maestre di raccontare favole ai bambini
