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Non regge la tregua a Kiev I morti salgono a cento

L’Europa vuole congelare i beni agli autori delle violenze Il governo ai ribelli: consegnate le armi o pugno di ferro

KIEV È durata solo qualche ora la tregua del presidente Yanukovich a Kiev. Gli scontri sono ripresi, furiosi, in piazza Maidan, centro della protesta antigovernativa, pro-europeista e libertaria. E mentre i manifestanti e agenti cadono vittime degli incidenti, tanto da aver raggiunto la cifra di centoi e di oltre 500 feriti, la polizia ha chiesto ai cittadini della capitale ucraina di restare a casa. Intanto si muove anche l’Europa. Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato da Bruxelles che l’Ue ha deciso di adottare il blocco della concessione dei visti e il congelamento dei beni dei responsabili delle violenze. «La decisione è di procedere rapidamente, nelle prossime ore al blocco dei visti e al congelamento dei beni di chi ha commesso violenze», ha dichiarato la responsabile della Farnesina. E anche Washington lancia un duro avvertimento al presidente ucraino: ritiri subito la sue forze di sicurezza e rispetti il diritto a una pacifica protesta. Gli Stati Uniti sono «indignati dalle immagini delle forze di sicurezza ucraine che usano armi automatiche contro il loro stesso popolo», ha affermato il portavoce della Casa Bianca Jay Carney. Gli Usa, ha aggiunto, sono impegnati con gli alleati europei per individuare i responsabili delle violenze. Sempre ieri Barack Obama, Angela Merkel e Vladimir Putin hanno chiesto «una soluzione politica alla crisi». Da parte sua, il governo di Kiev lancia un ultimatum a chi protesta, chiedendo la consegna delle armi da fuoco. In caso contrario, la polizia userà il pugno di ferro. Un «avvertimento» che giunge mentre si diffondono voci su un possibile attacco al palazzo di Yanukovich e dopo che in piazza Indipendenza un centinaio di uomini armati aveva attaccato le barricate della polizia. Il cordone degli agenti a un certo punto è stato «forzato» dai manifestanti e le forze dell'ordine sono state costrette a indietreggiare. Così i rivoltosi hanno ora il controllo di quasi tutta la piazza. Gli agenti hanno sparato proiettili di gomma per respingere l’attacco, portato a termine anche con sassi e bottiglie molotov. La polizia ucraina ha ammesso, poi, di aver utilizzato armi da fuoco contro i manifestanti per «legittima difesa». Difficile dire se sia vero o meno, ma il governo ha anche accusato gli insorti di utilizzare un cecchino, che avrebbe sparato sugli agenti dall’edificio del conservatorio di Kiev affacciato su piazza Maidan e di aver causato una ventina di feriti. E, anche se è solo una delle tante vittime, ha fatto commuovere la vicenda di una giovane infermiera che, prima di morire, ha lanciato un ultimo tweet: «Muoio». Il suo nome era (o è) Olesya Zhukovskaya e, come gli altri, era in piazza per protestare contro il presidente. Una foto la ritrae mentre si preme una mano sul collo, dove è stata ferita, e nell’altra stringe il telefonino, mentre viene soccorsa e la sua giacca bianca si ricopre di sangue. Il messaggio ha fatto il giro della rete, seguito da centinaia di altri. Qualcuno su Facebook ha scritto che è viva, attaccata a un respiratore, mentre altri hanno confermato che è morta, poco dopo il suo messaggio sul social network.

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