Italia, paese di santi e naviganti, una penisola bagnata dal mare dal quale dovrebbe ricevere i maggiori benefici. Eppure, proprio l’Italia, al di là del settore crocieristico che fa storia a se, è la migliore piattaforma logistica europea per lo smaltimento delle merci. Le autostrade del mare proliferano ma non sappiamo approfittare della ricchezza che viene da mare. I porti italiani, da soli, versano all’erario qualcosa come 16 miliardi l’anno di Iva e accise, non non riescono ad essere competitivi con il Nord Europa, in particolare per lo sdoganamento delle merci. Dalle nostre parti vince la burocrazie che funge da freno a mano tirato per lo sviluppo della logistica. Basti pensare che per sdoganare un solo container, in Italia servono la bellezza di 18 «timbri» di diciotto enti diversi, il che significa che il tempo medio stimato per lo sdoganamento si aggira intorno ai 9 giorni. Francamente troppo. L’esatto contrario di quanto avviene nel Nord Europa, esempio lampante i porti di Anversa e Rotterdam, tra i principali poli logistici europeo, dove invece senza documenti cartacei si riesce a sdoganare un container in meno di mezz’ora. Follia italiana, perché il 40% delle merci che l’Italia importa vengono sbarcate nei porti del Nord Europa, con il risultato che l’Iva fuinisce per essere incassata dai vari Belgio, Olanda o la Germania e l'Italia sopporta solo i maggiori costi dei controlli, che comunque vengono effettuati all'ingresso dei camion o dei treni nel nostro Paese. È chiaro che gli armatori davanti a una situazione del genere, girino alla larga dall’Italia per affidarsi ad altri mercati con costi e tempi di gran lunga inferiori. E in un momento in cui la crisi fa capolino ovunque nel Vecchio Continente, tutto ci si può permettere meno che sottrarre soldi (si parla di miliardi di euro) alla comunità. E nessuno che si ponga domande, visto che Assoporti da sempre spinge per una razionalizzazione dello sdoganamento delle merci. A conti fatti la perdita è enorme. Sarebbero circa 50 i miliardi che finirebbero nelle casse dello Stato. Un solo giorno di fermo delle merci nei nostri porti, comporta infatti un danno di circa 7- 7.5 miliardi all’anno. Oltretutto l’Italia, a differenza dei paesi del Nord Europa, ha una mappa di autostrade del mare che altri ci invidiano, ma non riusciamo a sfruttarla. L’obiettivo per il 2014, è quello di razionalizzare e semplificare le procedure che al momento ci vedono al penultimo posto per quanto concerne la rapidità di sdoganamento dei container. L’apertura di nuovi mercati, quali la Cina che da sempre strizza l’occhio al Bel Paese, oltre quelli di aria nord africano, contribuirebbero in maniera decisa alla definitiva lievitazione dei nostri porti. Ma bisogna adeguarsi, puntare da subito sull’istituzione di uno sportello unico doganale operativo 24 ore su 24 e non solo con orario ufficio di appena sette ore. Le navi in rada per mgiorni, allontanano la nuova frontiera dell’oro marittimo. Ai nostri governanti spetta ora invertire il trend negativo e puntare forte sulla ripresa. Gli scali ci sono, le infrastrutture in alcuni casi vanno adeguate. Ma bisogna fare presto prima che sia troppo tardi. Perché il mercato del mare corre velocissimo. E sarebbe un peccato farselo scappare.
I porti affondano nella burocrazia
Per sdoganare un container servono 8-9 giorni. Ad Anversa solo 25 minuti. Gli armatori puntano sul Nord Europa. Per il Paese perdita di 50 milioni
