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Bertolaso deve rimborsare 26 milioni di euro

Il danno erariale contestato dalla Corte dei conti per i lavori alla Maddalena. L’’ex capo della protezione civile finisce nei guai insieme al suo vice Borrelli

Bertolaso deve rimborsare 26 milioni di euro

Bertolaso: era impossibile prevederlo

La Corte dei conti del Lazio si è riservata di decidere se condannare o meno al risarcimento di 26 milioni di euro l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso e l'attuale vice capo dipartimento Angelo Borrelli sull'affaire del G8 in Sardegna. L'accusa della Procura contabile regionale è di aver rinegoziato il contratto con la Mita Resort srl, favorendo la società dell'ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e causando alle casse dello Stato un danno milionario. In ballo c'era la concessione dell'ex arsenale nell'isola della Maddalena, dove nel 2009 si sarebbero dovuti incontrare i Grandi della Terra. Poi il devastante terremoto del 6 aprile a L'Aquila, indusse il governo Berlusconi a spostare il summit nel capoluogo abruzzese. A questo punto Bertolaso incaricò Borrelli di firmare la rinegoziazione del contratto con la Mita Resort, «penalizzata» dal trasferimento dell'evento. La concessione dell'aerea demaniale venne da 30 a 40 anni, e il prezzo venne da 41 a 31 milioni di euro. È proprio questo «sconto» che i pm contabili contestano: «Le norme consentivano solo la rimodulazione temporale dell'offerta e non quella economica». Occorreva, insomma, garantire un minimo di redditività anche allo Stato, per farlo rientrare da un investimento di 400 milioni.

E qui veniamo al secondo danno, quello erariale, «per non aver valutato adeguatamente la congruità economica dell'operazione». Stiamo parlando di un'area di 220 mila metri quadrati sui quali sarebbero dovuti sorgere un centro conferenze, un albergo a 5 stelle e un porto turistico per 800 posti barca. Secondo i calcoli della Procura, in questo caso, il prezzo è stato sottostimato di almeno 16 milioni di euro. «È una cifra che abbiamo ricavato dalla vendita dei Bot - spiega il pm - Si tratta di recuperare solo il valore del denaro». «Per avere la certezza dell'imparzialità della stima è indispensabile che il collegio nomini un proprio consulente tecnico d'ufficio», la replica dei legali di Bertolaso e Borrelli, che hanno chiesto ieri l'assoluzione dei due «big» della Protezione civile. «La rinegoziazione che c'è stata è insita nella tipologia del rapporto contrattuale: è stata necessaria e legittima - spiega l'avvocato Arturo Cancrini - Siamo difatti in presenza di uno stravolgimento dell'oggetto del contratto per fatti imprevedibili, come è stato appunto il terremoto. È intervenuta persino una legge che ha deciso lo spostamento del G8 dalla Maddalena a L'aquila. Senza contare l'esimente che il contratto era registrato alla Corte dei conti». Per quanto riguarda le responsabilità, secondo Cancrini non ricadono sui due dirigenti: «Il ruolo di Bertolaso e Borrelli è stato defilato. Il primo ha nominato un'intera struttura per seguire il procedimento e nessuno di questi soggetti è stato chiamato dalla Procura a rispondere di eventuali responsabilità. Il secondo, invece, si è limitato a firmare su delega di Bertolaso un atto alla cui stesura non aveva preso parte. Non c'è stata poi nessuna alterazione della par condicio, in quanto alla gara ha preso parte soltanto la Mita Resort».

«Il danno non c'è stato sul piano contabile e aritmetico: si è trattato di una partita di giro - sintetizza l'avvocato Paolo Colombo - Questi 10 milioni sono usciti dalla porta e rientrati dalla finestra. Basti pensare solo all'obbligo in capo al concessionario di attuare un piano di promozione turistica da 5 milioni per il venir meno del traino del marketing del G8. In subordine - conclude il difensore - chiediamo la sospensione del procedimento in attesa della fine dell'arbitrato in corso, che potrebbe concludersi con la risoluzione della concessione». «A me non interessa quello che sarà, ma quello che è», ha replicato il sostituto procuratore. Ora la parola finale spetta ai giudici, che dovranno decidere anche se accettare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, chiamata dalla Procura a valutare se la rinegoziazione della concessione con la società di Emma Marcegaglia sia in linea con le norme dell'Ue.

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