C’è da fare il Durc, il Sistri, la tracciabilità dei contanti, l’annotazione delle emissioni in atmosfera e poi il piano operativo della sicurezza, la gestione «igiene degli alimenti», tenere il conto di ricevute, scontrini e far convergere tutto nello spesometro, fare le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi. E stiamo citando soltanto alcuni degli adempimenti d’impresa più diffusi. Se si vuole aprire una nuova attività i moduli da riempire sono una quarantina, che diventano 44 se è del settore alimentare. Chi fa import ed export può arrivare fino a 68 adempimenti: su tutti c’è la scheda di trasporto e la dichiarazione Black list, vale a dire una comunicazione da fare all’Agenzia delle entrate ogni volta che si effettua o si riceve un pagamento da un’azienda che risiede in uno dei circa 70 Stati che rientrano nella lista nera. Tirate le somme, secondo la Cna, fanno circa 7 mila euro di costi ad impresa e 47 giorni di lavoro persi, che equivalgono a un paio di mesi domeniche e festivi esclusi. Tanto costa la burocrazia in Italia, una gigantesca tassa nascosta alla quale va aggiunta la spesa per consulenti e professionisti esterni di cui ci si deve «servire» se non si vuole letteralmente perdere la testa tra pezzi di carta da compilare, regolamenti da conoscere, scadenze da annotare. Ci sono gli adempimenti fissi che variano a seconda del settore e quelli che volta per volta si presentano nel corso della vita di un imprenditore, se deve fare per esempio la semplice voltura di un’utenza commerciale. A complicare la situazione ci si mettono le istituzioni quando reclamano ciascuna la propria competenza di fronte a una pratica da sbrigare. In questo caso l’imprenditore rimpalla da un ufficio all’altro della città perdendo intere giornate di lavoro. Questa mattina migliaia di imprenditori provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento a piazza del Popolo per dire basta a tasse e burocrazia. La manifestazione è stata organizzata da Rete Imprese Italia e conta la partecipazione anche di Ascom Confcommercio e di Confesercenti. Si prevede un’adesione massiccia, già sono stati prenotati 400 autobus, 7 mila posti sui treni e 2 mila sugli aerei per arrivare nella capitale da varie città italiane. La mobilitazione arriva dopo anni di crisi che hanno sfiancato le imprese: il credito alle pmi è in calo dal 2011, la pressione fiscale sulle imprese è al livello record del 44% e i consumi sono fermi, mentre le tariffe continuano a crescere e le imprese a chiudere. Solo nel Lazio il Pil dal 2007 al 2013 si è ridotto dell’8 per cento. Tremano tutti i settori produttivi mentre le tasse continuano ad aumentare. Si calcola che un imprenditore del Lazio, con un reddito di 48mila euro annui, nel 2012 abbia speso per imposte e tasse 4.439,52 euro in più (+9,25%) del 2011 mentre un impiegato, l’anno scorso, ci ha messo ben 279 giorni di lavoro per pagarle. Altra spina nel fianco è l’accesso al credito. Secondo Bankitalia per il 27% delle imprese della regione c’è stato nell’ultimo anno un inasprimento delle condizioni. Le aziende denunciano la complessità delle informazioni e un aumento dei tassi di interesse. Quelle che il credito ce l’hanno non ce la fanno più a saldare i debiti: a fine 2012 l’incidenza delle sofferenze delle imprese era a quota 17,9%, in aumento rispetto al 2011. Colpa, in molti casi, dei ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni.
Per aprire un’impresa si perdono 47 giorni
Le pratiche costano fino a 7mila euro Oggi in migliaia manifestano a Roma
