Sugli sperperi degli amministratori e dei dipendenti delle società partecipate, i giudici contabili hanno le mani legate. Data la natura giuridica di società per azioni delle ex municipalizzate, la giurisdizione appartiene al Tribunale ordinario e solo i soci hanno la possibilità di esercitare l’azione di responsabilità per i danni provocati. Il che equivale a una sorta di impunità. Ieri, durante l’apertura dell’anno giudiziario della Corte dei conti, il procuratore generale Salvatore Nottola ha lanciato l’allarme: «Il diniego della giurisdizione contabile, a fronte degli illeciti che causano ingenti pregiudizi al patrimonio degli enti partecipati, rende problematico e incerto il ripristino delle risorse danneggiate. Viene a mancare l’iniziativa pubblica, a cura di un pubblico ministero neutrale e indipendente. Ciò malgrado tali società operino quasi sempre con patrimonio pubblico e il loro dissesto trascini con sé quello degli enti locali di riferimento». È la giurisprudenza della Cassazione a dare questa interpretazione alla legge. Con una sentenza del primo febbraio 2012, le sezioni unite civili hanno dichiarato competente il giudice ordinario sul caso di un dipendente dell’Ama, accusato di aver procurato un danno all’azienda di nettezza urbana con l’acquisto di 19 mezzi lava-cassonetti ritenuti inutili e inutilizzati. Gruppi consiliari Nel 2013 si è aperto un nuovo versante d’azione delle Procure erariali, che ha prodotto un aumento delle citazioni a giudizio del 5,2% rispetto all’anno precedente. Il decreto legge n.174 del 2012 ha infatti introdotto il controllo della Corte dei conti sui rendiconti dei gruppi consiliari regionali. Sul fronte dell’obbligo di resa del conto da parte dei tesorieri dei gruppi, però, quattro Regioni hanno sollevato il conflitto di attribuzione, su cui la Corte Costituzionale si pronuncerà il prossimo 15 aprile. Tra le condanne della sezione giurisdizionale del Lazio spicca quella a 22.810.200 euro inflitta a Luigi Lusi, tesoriere dell’ex Margherita. Corruzione dilagante L’anno appena concluso è stato anche quello di sperimentazione della legge anticorruzione. «Una battaglia difficile», l’ha definita il procuratore generale Nottola: «Accanto ai grandi fenomeni corruttivi esiste un sistema di micro tangenti estremamente diffuso e vi è una scarsa propensione alla denuncia». Nel 2013 le sezioni regionali contabili hanno inflitto 48 milioni 285 mila euro di condanne per danni conseguenti a reati contro la pubblica amministrazione, a cui si sommano altri 31,5 milioni inflitti in appello. Nonostante la legge n.97 del 2011 imponga la trasmissione al procuratore generale della Corte dei conti delle sentenze penali di condanna per corruzione, concussione e peculato, nel 2013 ne sono pervenute solo 25, di cui una soltanto dal Tribunale di Roma. Consulenze esterne Quello delle consulenze esterne è «un fenomeno che sta proliferando in modo indiscriminato - si legge nella relazione del pg - producendo un inutile dispendio di soldi pubblici e la "mortificazione" professionale dei pubblici funzionari in servizio, nonché una forma di "compenso" per il consenso politico». Solo nel Lazio, in primo grado, sono stati inflitte nel 2013 condanne per quasi 2 milioni di euro per il danno causato dal ricorso a risorse esterne inutili. Basti citare l’incarico per il supporto psicologico causato dallo stress al personale dell’Agenzia spaziale italiana. Spesa sanitaria Ammontano a 55,4 milioni di euro le condanne inflitte in appello dai giudici contabili per la gestione della spesa sanitaria, a cui si sommano altri 17,9 milioni delle sentenze di primo grado. Clamoroso il caso dei medici che prescrivevano a degli egiziani farmaci per curare l’epatite B e C, per poi immetterli nel mercato clandestino africano. Oppure gli 87 milioni di euro contestati alla casa di cura San Raffaele di Cassino per illeciti rimborsi sulle riabilitazioni.
«Impunità» per gli sprechi nelle società partecipate
La giurisdizione ora appartiene al Tribunale. Allarme della Corte dei Conti: mani legate
