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Il mistero su Abu Omar, ecco gli abbagli dei pm

Quando, nell’ambito del processo sul caso Abu Omar, l’imam rapito dalla Cia a Milano nel febbraio 2003, la Corte di Cassazione, ignorando il segreto di Stato posto dal governo, ha annullato con...

Quando, nell’ambito del processo sul caso Abu Omar, l’imam rapito dalla Cia a Milano nel febbraio 2003, la Corte di Cassazione, ignorando il segreto di Stato posto dal governo, ha annullato con rinvio il non luogo a procedere per l’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari, e per l’altro 007 italiano, Marco Mancini, ha compiuto una «lesione delle attribuzioni del presidente del Consiglio dei ministri». È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale, il 14 gennaio scorso, dopo essere stata investita per la seconda volta del conflitto fra poteri dello Stato, da un lato il governo e dell’altro la magistratura, ha «cancellato» quel tanto discusso pronunciamento della Cassazione del settembre 2012, sancendo che la sicurezza del paese viene «prima» delle inchieste giudiziarie. Nelle motivazioni alla sentenza si legge che «l’affermazione della Corte di Cassazione secondo la quale il segreto non coprirebbe le condotte “extrafunzionali” che sarebbero state poste in essere dagli agenti del Sismi, in quanto l'operazione Abu Omar non sarebbe riconducibile né al Governo né al Sismi medesimo» equivale «ad una sostanziale modifica di quello che, al contrario, era stato perspicuo “oggetto” del segreto». In sostanza «la tesi secondo cui “il segreto non opererebbe, in quanto gli imputati avrebbero agito a titolo personale e non nell'ambito di un collegamento funzionale con il Servizio», risulta contraddetta dal fatto che nei confronti degli stessi è stata contestata e ritenuta l'aggravante configurata «in ragione proprio del fatto che il delitto era stato commesso con abuso dei poteri inerenti alle funzioni di appartenenti al Sismi». Una contraddizione, quella dei pm milanesi, più che evidente. Sempre secondo la Corte Costituzionale «il divieto di segreto sulle attività “illecite” poste in essere dagli agenti dei Servizi in assenza o oltre i limiti tracciati dalle direttive autorizzatorie» avrebbe dovuto «imporre, ove l'assunto della Corte di Cassazione fosse considerato corretto, una condotta del tutto antitetica rispetto a quella mantenuta nella vicenda» da parte del Governo. Invece «la ribadita e confermata sussistenza del segreto e il corrispettivo promovimento dei vari conflitti, attestano di per sé, la implausibilità della tesi che vorrebbe ricondurre i fatti nel quadro di una iniziativa adottata “a titolo personale” dai vari imputati (…)”. Inoltre, citando la sua precedente sentenza del 2009 sempre sul caso Abu Omar, la Consulta evidenzia come «pare arduo negare che la copertura del segreto, il cui effettivo ambito non può che essere tracciato dalla stessa autorità che lo ha apposto e confermato (…), si proietti su tutti i fatti, notizie e documenti concernenti le eventuali direttive operative, gli “interna corporis” di carattere organizzativo e operativo, nonché i rapporti con i Servizi stranieri, anche se riguardanti le «renditions» ed il sequestro di Abu Omar (…)». Un rigetto totale e radicale delle teorie formulate dalla Corte di Cassazione che annullando il «non luo go a procedere» per Pollari e Mancini, ne “provocò” il nuovo giudizio e la successiva condanna, ora annullata. La Consulta sottolinea infine che “competerà all'autorità giudiziaria valutare le conseguenze che, sul piano processuale, scaturiscono dalla pronuncia di annullamento”. L’ultima parola spetta, dunque, ancora alla Cassazione che si pronuncerà il 24 febbraio prossimo.

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