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Il Papa ricorda i romani in ginocchio per la pioggia

Andrea Acalia.acali@iltempo.it Pregare va bene, è necessario. Ma poi questa preghiera, che non è altro che dialogo personale con Dio, deve tradursi in stili, comportamenti e gesti concreti,...

Pregare va bene, è necessario. Ma poi questa preghiera, che non è altro che dialogo personale con Dio, deve tradursi in stili, comportamenti e gesti concreti, coerenti. Papa Francesco lo ha spiegato senza giri di parole ieri mattina parlando a braccio ai fedeli presenti in piazza S. Pietro per l’udienza del mercoledì, durante la catechesi sui sacramenti che il Pontefice sta sviluppando. Riflettendo sulla Messa, Francesco si è chiesto «Come viviamo l’Eucaristia? Quando andiamo a Messa la domenica, come la viviamo? È solo un momento di festa, è una tradizione consolidata, è un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più?». Secondo il Papa, per capire se la Messa non è un fatto abitudinario «ci sono dei segnali molto concreti». Il primo indizio «è il nostro modo di guardare e considerare gli altri». Il Papa ha ricordato che Gesù amava stare con tutti, uomini e donne, anziani e bambini, ricchi e poveri... «Ma l’Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle? - ha detto il Papa - Per esempio, a Roma in questi giorni abbiamo visto tanti disagi sociali o per la piaggia, che ha fatto tanti danni a quartieri interi, o per la mancanza di lavoro, conseguenza della crisi economica in tutto il mondo. Mi domando, e ognuno di noi si domandi: Io che vado a Messa, come vivo questo? Mi preoccupo di aiutare, di avvicinarmi, di pregare per coloro che hanno questo problema? Oppure sono un po’ indifferente? O forse mi preoccupo di chiacchierare: Hai visto com’è vestita quella, o come com’è vestito quello? A volte si fa questo, dopo la Messa, e non si deve fare! Dobbiamo preoccuparci dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che hanno bisogno a causa di una malattia, di un problema. Oggi, ci farà bene pensare a questi nostri fratelli e sorelle che hanno questi problemi qui a Roma: problemi per la tragedia provocata dalla pioggia e problemi sociali e del lavoro. Chiediamo a Gesù, che riceviamo nell’Eucaristia, che ci aiuti ad aiutarli». Il Papa, che all’inizio dell’udienza è giunto a piedi in piazza e per circa un quarto d’ora ha camminato lungo le transenne salutando i fedeli, ha poi sottolineato altri due aspetti: «Chi celebra l’Eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio. Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, è meglio che non vada a Messa! Noi andiamo a Messa perché siamo peccatori e vogliamo ricevere il perdono di Dio». Infine, ha ricordato che «una celebrazione può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma se non ci conduce all’incontro con Gesù Cristo, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita».

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