Attualità

Stop al fiume di droga tra Stati Uniti e Italia

Il traffico fra clan Gambino e ’ndrangheta

Dalla «grande mela» a Gioiosa Jonica, piccolo centro della Locride, passando per le capitali della coca in centro e sud America da cui l’organizzazione si sarebbe rifornita. «La pianificazione dell’affare e le modalità con cui avrebbe dovuto essere trasportato lo stupefacente – scrivono i magistrati della Dda reggina – hanno evidenziato, sin da subito, le peculiarità organizzative delle grandi organizzazioni mafiose. L’organizzazione criminale calabrese ha denotato una spiccata propensione ad intraprendere relazioni internazionali e avviare fiorenti affari illeciti lungo l’asse Italia–Usa, ben consapevole delle inesplorate potenzialità che potrebbero dischiudersi in quel Paese, com’è avvenuto negli ultimi anni con il Canada». Questa è la ‘ndrangheta che si muove a livello globale, importando ed esportando fiumi di droga e intrecciando solide alleanze con le consorterie criminali d’oltreoceano in previsione di nuove frontiere del riciclaggio internazionale: un’organizzazione così potente e radicata da riuscire a rimpiazzare i consueti referenti siciliani di Cosa Nostra con le 5 famiglie di New York, Gambino in testa. Ed è proprio studiando i movimenti di Franco Lupoi (narcos legato ai Gambino e imparentato con la ‘ndrina degli Ursino) tra Usa e Calabria, che la direzione nazionale antimafia, in collaborazione con la Procura distrettuale di New York che aveva da tempo infiltrato un proprio uomo nella cosca di stanza in Usa, ha scoperto l’accordo che consentiva ai Gambino di importare eroina (proveniente dall’Afghanistan e lavorata nei laboratori gestiti dalla ‘ndrangheta) negli Stati Uniti e agli Ursino di importare – attraverso i contatti tenuti dagli americani con i narcos messicani – fiumi di cocaina verso il Bel Paese. Uno scambio redditizio che si sarebbe concretizzato attraverso un agente della GdF infedele in servizio al porto internazionale di Gioia Tauro, che avrebbe fatto finto di controllare i container (che ufficialmente contenevano pesce surgelato, carbone o ancora, con la coca ridotta allo stato liquido, barattoli di latte di cocco) che venivano poi presi in consegna dai referenti dell’organizzazione direttamente in Calabria. Un’operazione in grande stile quella che ha sgominato l’ennesimo traffico di polvere bianca tra l’America e l’Europa: un’operazione resa possibile anche grazie al coraggio e all’abilità di un uomo del Federal Bureau of Investigation che, dopo essersi infiltrato tra gli uomini dei Gambino a New York, ha iniziato a tessere contatti con Lupoi, convincendolo della possibilità di iniziare un grosso commercio di droga tra le due sponde dell’Atlantico. Dopo avere ottenuto la fiducia del narcos, l’agente «Jimmy» si propone come intermediario compiendo numerosi viaggi in Italia. È lui l’uomo che paga il chilo e mezzo di eroina (test drive) ai mafiosi calabresi per il primo viaggio di eroina verso l’America. È sempre l’agente Fbi a tenere i contatti con i protagonisti del traffico illecito, ed è sempre lui che viene contattato dai calabresi nell’ottica di riciclare 11 milioni di euro frutto del narcotraffico. «Si tratta di trafficanti di stupefacenti ai massimi livelli - ha spiegato il procuratore capo della Dna, Franco Roberti - e grazie a una straordinaria attività di indagine sono stati eseguiti, in simultanea, 17 fermi in Italia e 7 arresti negli Usa: è stata conclusa una operazione che ha pochi precedenti nella storia». Dello stesso tenore anche il capo della polizia che ha ricordato come «l'operazione di oggi contro il cartello mafia americana-'ndrangheta dimostra come la criminalità organizzata calabrese sia arrivata ormai ai livelli più alti dei circuiti delinquenziali internazionali, riuscendo a ricoprire un ruolo non solo di partnership operativa, con capacità non più limitate ai territori europei».

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