Se fossi un contadino cosa vorresti coltivare? La risposta di un 14enne è «Marijuana». Poi ancora: «Ma che ne sai tu della Ganja (termine giamaicano per definire la marijuana): sei squallido, neanche aspiri, fai finta». È semplice accendere alle conversazioni di 60 milioni di adolescenti che utilizzano questo nuovo social network basato su domande e risposte. Ma anche vedere i loro volti e non solo: «Metteresti una foto in costume?» Una 13enne risponde: «Eccola! È tutta tua». Ecco che compare la sua foto: ha ancora il corpo di una bambina, indossa un bikini a fiori, si mette in posa, come fanno le modelle sulle riviste di moda, sullo sfondo un muro rosa, probabilmente è quello della sua cameretta. «Faresti sesso con me?», incalza l’utente anonimo. Simona (nome di fantasia) risponde: «Sogna». Proprio così, non conosciamo Simona, ma vediamo la sua foto in costume e possiamo farle qualsiasi tipo di domanda, sappiamo che scuola frequenta e chi sono i suoi amici, è bastato scorrere la sua bacheca con le domande e risposte. Basta un computer con una connessione internet e ancor prima di effettuare la registrazione, sul nostro desktop sono comparse decine di riquadri con foto di piccoli utenti. Tante domande, tante risposte, che molto spesso diventano intime e provocatorie. Così, decidiamo di creare anche noi un profilo falso, un «fake»: inventiamo un nome, facciamo finta di essere adolescenti come loro e dichiariamo di essere gay, proviamo a interagire con adolescenti a caso e, dopo poche ore, attraverso le domande ci arrivano offese anonime pesanti: «Ma perché non ti uccidi? Sei nato sbagliato». In un solo pomeriggio, totalizzare tante offese, anche solo sotto forma di scherzo, può inclinare irrimediabilmente l'autostima di un adolescente: le violenze verbali sono come un pugno nello stomaco per gli animi sensibili. Scorriamo le pagine e leggiamo insulti lanciati magari solo per noia dal cyber-bulletto di turno. Sono le stesse che provocano ferite profonde e inguaribili nell'animo fragile di un adolescente e che negli anni hanno generato liti, risse e suicidi. Non siamo gli unici ad essere insultati: «Ma perché fai la troia con tutti?» Leggiamo sulla bacheca di una ragazzina, lei sembra rispondere con leggerezza «ah ah sei solo geloso», le provocazioni 2.0 sono una costante di questo sito. Sembra un linguaggio preso in prestito da certi film americani che raccontano la vita nel Bronx: certi ragazzi recitano la parte dei duri insultando e usando frasi piene di volgarità. Ma come funziona? Nato nel 2010, è uno tra i social preferiti dagli adolescenti tra i 13 e i 16 anni. Si basa su domande e risposte aperte. Iscriversi è facile: basta dichiarare di avere compiuto 13 anni per ottenere una pagina con una foto e una serie di domande personali. Quando la risposta è azzeccata, arrivano i ‘mi piace’ da parte degli altri utenti che assistono all'intervista. Più se ne ricevono, più si diventa popolari. Tutti possono dire la loro, senza inibizioni, anche chi non è iscritto alla community. Quando una domanda è offensiva, c'è la possibilità di farlo presente al team di sicurezza del sito, che dovrebbe essere pronto a rispondere a qualsiasi segnalazione. Ma seguire quello che si scrivono tra i 60 e i 70 milioni di persone è impossibile. Secondo cifre non ufficiali, in Italia più di un milione di adolescenti frequenta questo sito e il loro numero cresce di giorno in giorno. Ogni utente ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande: la casella «chiedi in forma anonima» è la chiave, il modo più semplice per scrivere quello che a volte non si ha il coraggio di dire in faccia. Per insinuare, per offendere, per vendicarsi, per minacciare. Di base ci si può parlare anche senza conoscersi. Funziona molto meglio da quando c’è l’app per il telefonino. È come un sms: un «trillo» e ti arriva una domanda. Puoi rispondere in poche parole. E poi forse te ne arriva un’altra. Per tanti ragazzi diventa quasi un’ossessione. Ask è un mezzo come un altro. È un social che gli adulti non conoscono. I giovani utenti spesso appaiono forti e spavaldi, rispondono alle offese ricevute, ma dentro di loro si fa strada il disagio. In un pomeriggio si possono leggere decine e decine di pesanti allusioni sessuali e proposte oscene. Tante domande sulla vita, sulla morte e sulla fatica di crescere che talvolta appare una fatica incommensurabile per un ragazzino. Spesso leggiamo frasi scritte in maniera ironica: «ma perché non ti uccidi?», oppure «muori adesso» e ancora: «ucciditi, che stai aspettando?». Sono frasi scritte con superficialità, ma a leggerle su un sito di adolescenti, dopo i fatti degli ultimi giorni, fanno rabbrividire.
«Io, all’inferno sul sito della 14enne suicida»
Una nostra cronista sul social network più di moda tra gli adolescenti. Si scambiano insulti, postano foto hard e arrivano a istigare gesti estremi
