Sembrano modellini d’antiquariato e invece sono la flotta che i vigili del fuoco utilizzano per le emergenze. Al caso dell’autoscala AS FV 10038, anno di immatricolazione 1972 e guida a destra in forza al comando di Pescara, il Conapo, sindacato autonomo dei VdF, ha dedicato l’inserto dell’ultimo giornalino di gennaio: «L’ennesimo fermo di autoscale al comando di Roma – si scrive – ha comportato la necessità di chiedere questo mezzo, che per un periodo ha operato nel distaccamento di Ostia, 300mila abitanti e più di un milione d’estate, e che è privo di revisione ventennale». Obiettivo riciclo anche in via del Calice a Capannelle, sede della scuola di formazione dei vigili, un po’ officina un po’ cimitero dei mezzi che finiscono fuori uso magari dopo aver lasciato a piedi anche i pompieri: c’è di tutto, la Fiat Punto del ’95 in attesa di tornare su strada, il Fiorino senza più libretto di circolazione, un barcone utilizzato l’ultima volta chissà quanti anni fa, autopompe strausate e strariparate. Qui non si butta via nulla: «I ragazzi, quando smontano un pezzo dalle loro auto, lo portano in officina perché sanno che c’è bisogno, soldi per le manutenzioni non ne abbiamo», spiegano i pompieri. Paradosso, il fatto che se da un lato per recuperare pezzi dell’autoscala con guida a destra si finisce in qualche mercatino di Padova o Vercelli rischiando di spendere una cifra assurda per un ricambio ormai considerato d’epoca, dall’altro si riducono a spese extra-budget anche i mezzi più nuovi. «Hanno un sistema frenante inverso rispetto a quelli vecchi cui siamo abituati, in via Genova un po’ di tempo fa uno ha preso la discesa ed è finito contro il muro»: «troppa» tecnologia richiede l’intervento di concessionari specializzati, quindi dal «fai da te» di via del Calice si passa alle officine esterne, e la spesa aumenta. La situazione del parco mezzi cambia di giorno in giorno. Stando al censimento dei sindacati di qualche settimana fa, su 59 autopompe, 29 risultavano fuori servizio, ferme anche la metà delle autoscale, 6 su 12, quando il dispositivo ne prevede almeno 8 all’attivo sul territorio provinciale. Giovedì, invece, le autoscale disponibili erano 3, ciò che in termini pratici avrebbe comportato - in caso di necessità - un allungamento dei tempi di soccorso ai «piani alti» degli edifici e, allo stesso tempo, obbligato i pompieri conducenti a improbabili tragitti su e giù per la regione. Per esempio, Prati avrebbe dovuto attendere rinforzi da via Genova o dal Nomentano. Stimano sempre i sindacati che il 30% degli automezzi risulta avere più di vent’anni, il 10% supera i 30. Ma le riparazioni fatte in casa, garantite negli anni anche dagli stessi vigili del fuoco che in via del Calice si riscoprono artisti del rattoppo, hanno permesso di contenere le spese. I «nuovi» mezzi finiscono in manutenzione con troppa frequenza e per le ragioni più diverse: «Troppa tecnologia, con la centralina che va in tilt con un po’ d’acqua quando noi ne trasportiamo e ne utilizziamo a tonnellate, non è il massimo», osservano gli addetti ai lavori. Oppure il saliscendi automatico: «Siamo abituati ad aprire la portiera e scattare, non aspettiamo la scaletta, c’è chi ci poteva rimettere il ginocchio!». Casi limite a parte, è sufficiente vederli viaggiare, i pompieri, per documentare che le denunce sindacali non sono esagerate anche perché la vera storia di questi mezzi la raccontano, quando ci sono, i libretti di circolazione. Contachilometri a quota 240mila, senza calcolare eventuali azzeramenti. Gomme liscissime, «che con l’acqua di questi giorni è stato un pericolo solo uscire in strada». Servosterzo «assicurato» con lo scotch. Parti di carrozzeria mancanti. Finestrini che scendono da soli, senza alcun comando. Infiltrazioni d’acqua dal tettuccio. Sempre a Prati c’è un’autobotte, «nuova», spiegano, perché è del 2000, e sotto una pozza d’acqua: è rotta, perde, così – tra il rifornimento e l’arrivo sul luogo del soccorso – bisogna ricaricare tutto. Indipendentemente dai problemi, il risultato non cambia: buona parte della flotta, vista anche l’età, andrebbe definitivamente rottamata.
«Pezzi delle nostre auto per riparare i veicoli»
Ferme metà delle autoscale e delle autopompe Il 30 per cento delle vetture ha più di vent’anni
