La casa brucia ma questa volta soprattutto loro non possono farci niente: pochi uomini, pochi mezzi e vecchi quando va bene di vent’anni, il numero di emergenze da fronteggiare ha raggiunto i tre zeri e invece da troppo tempo nessuno risponde alle chiamate del 115, il corpo dei vigili del fuoco che anche a Roma si considerano i «figli poveri» del Viminale. I numeri raccontano anche troppo: con un bacino d’utenza di 4 milioni 194mila abitanti, il comando provinciale dei vigili del fuoco di Roma che conta su un organico effettivo al soccorso di 1.392 unità dovrebbe garantire la proporzione di un pompiere ogni 3.013 abitanti e 328 attività. La metà di quanto previsto dagli standard europei, che stabiliscono un tetto di 1.500 residenti, ma i sindacati di categoria vanno oltre perché, denunciano, nel quotidiano il rapporto schizza sopra la soglia dei 15mila. Considerando la dislocazione sulle varie sedi, 10 cittadine, 14 provinciali, una portuale (Civitavecchia), due aeroportuali (Ciampino e Fiumicino) ed il distaccamento fluviale, all’attivo su ogni turno, al netto di «salti» e permessi, ci sono in media 260 pompieri. Mercoledì, per esempio, 251 uomini in servizio, uno ogni 16.700 persone, di qui l’allarme dei sindacati: «Escludendo i circa 50 uomini vincolati alle sedi aeroportuali, ne restano in servizio 200 per l’intera provincia, uno ogni 20.000 abitanti, senza contare le imprese e, soprattutto, che anche la metà dei mezzi è ferma in manutenzione, a tutto questo aggiungiamo la presenza turistica, che viene sempre sottovalutata: servirebbero almeno il doppio degli uomini per andare a regime, per le emergenze diciamo 400». Il quadro è difficile in tutta Italia, che complessivamente si regge su un organico di 27mila permanenti effettivi che non portano a casa più di 1.300 euro al mese cui si affianca, non più per le emergenze ma per sopperire alla mancanza cronica di organico, un esercito di volontari e cosiddetti «discontinui», precari assunti e licenziati nel giro di 20 giorni. Turnover al 20%, concorsi bloccati dal 2008, non sarà certo l’ultima «timida» integrazione di 1.000 unità su scala nazionale a cambiare faccia ad un Corpo che ormai – fonte ministero dell’Interno – ha raggiunto un’età media di 43,57 anni. Partendo dall’ultima relazione del Dipartimento dei vigili del fuoco-Direzione regionale del Lazio, la diminuzione del numero di interventi complessivi, passati dai 45.547 del 2011 ai 43.664 del 2012, si spiega in realtà con un minor impegno sui fronti di verifiche statiche e apertura porte, per le quali fatta eccezione per i casi di soccorso si è introdotto un «ticket» per l’utente di 158 euro, cifra che certo ha scoraggiato le chiamate. Per il resto, il lavoro resta ai massimi storici e ci sono più fattori che contribuiscono a rendere «vulnerabile», come si spiega nel report, il comando provinciale di Roma, che copre 121 comuni e circa un terzo del territorio del Lazio: solo per citarne alcuni, la presenza del bacino idrografico del Tevere e suoi affluenti, frequentemente soggetti ad eventi di piena eccezionali, incendi boschivi anche in prossimità di zone abitate, presenza sulla sola provincia di Roma di 11 aziende considerate a «rischio di incidente rilevante», senza contare la Capitale, che concentra sedi istituzionali e diplomatiche. Il tutto si ripercuote, evidentemente, su carichi di lavoro e performance. Ci sono sedi, vedi Tuscolano, che registrano una media di 571 interventi procapite, una quota «assolutamente da primato», come precisa anche lo studio, che insiste su altre criticità a partire dai tempi di copertura, spesso troppo lunghi: si superano i 20 minuti, contro una media che dovrebbe attestarsi attorno ai 10-13, per lo più a causa della distanza dalle sedi di servizio e della viabilità provinciale e vicinale. «Da tempo chiediamo l’apertura di distaccamenti permanenti per le aree considerate scoperte in caso di intervento veloce – spiega il delegato Fns Cisl Alessandro Pinti – Castel di Guido, Piana del Sole e Malagrotta, Divino Amore, lungo la direttrice della Flaminia verso la provincia, sono tutte zone oltre i 20 minuti». Non solo i sindacati: come detto è lo stesso dipartimento regionale a sottolineare carenze ormai croniche al comando romano. «Il personale qualificato risulta fortemente sottodimensionato anche a causa dei continui pensionamenti e delle mobilità nazionali, con solo personale in uscita da questo comando; il personale che opera presso organi istituzionali (Camera, Senato) è sottratto all’organico dedito al soccorso tecnico urgente; le attività di addestramento e mantenimento del personale sono fortemente penalizzate dalla consistenza numerica dell’organico; la carenza di personale genera aumenti di carichi di lavoro». Mancano i soldi e, a cascata, i problemi si riflettono sul quotidiano, formazione del personale dei reparti specializzati, logistica e manutenzione dei mezzi e delle sedi, mangiate dai topi nel caso di Fiumicino o ricollocate in due container in mezzo al nulla come a Campagnano: «Ci chiamano per tutto – si sfogano i pompieri - anche per il recupero rettili: con cosa li prendiamo i rettili senza un minimo di attrezzatura? Ogni giorno dobbiamo inventarci qualcosa, ci arrangiamo, l’ultima volta per chiudere una fuga di gas abbiamo usato uno scopettone».
Mezzi sfasciati, pochi uomini, interventi lenti. Ora sono i pompieri a chiedere aiuto
Dati choc sul corpo dei vigili del fuoco. I «figli poveri» del Viminale
