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Massacrata di botte dal compagno

Chiara, 19 anni, colpita a calci in testa. Le sue condizioni sono disperate. L’uomo aveva detto che si era sentita male. Arrestato per tentato omicidio

«Nel corridoio di questo reparto i parenti e gli amici di quanti sono ricoverati lasciano scritte sui muri, augurandosi che i propri cari guariscano. A me non resta che pregare perché mia figlia muoia, costretta se mai sopravviverà ad uno stato vegetativo». Maurizio, il papà di Chiara Insidioso, racconta così le condizioni della sua unica figlia appena 19enne, massacrata a calci e pugni dal fidanzato di sedici anni più grande. I fatti lunedì pomeriggio, intorno alle 18. Maurizio Falcioni, 35 anni già noto alle forze dell’ordine per problemi di droga, sta discutendo animatamente con Chiara nell’abitazione di famiglia, in via Nicola Pagani, zona Casalbernocchi. In realtà ai carabinieri i vicini racconteranno che a gridare era solo lui: la ragazza, chiusa in un silenzio che non sarà mai più interrotto, cade a terra ormai stremata dal pestaggio. È a quel punto che l’uomo bussa alla porta accanto a quella di casa sua per convincere gli unici testimoni di quella follia che Chiara aveva avuto un malore. «È vero? – avrebbe provato a scuotere la ragazza a terra, con il volto tumefatto – Ti sei sentita male, diglielo». A quella inutile messinscena non hanno però creduto né i vicini, né i carabinieri che lo hanno arrestato con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravissime. «Chiara ha conosciuto quel folle per caso, diversi anni fa. Lei andava sempre a trovare la zia e nel tragitto incrociava Maurizio a passeggio con il suo pitbull. Mia figlia adorava i cani – racconta il padre -, così all’inizio si fermava per fargli due coccole e non so, lui deve essersi sentito autorizzato a corteggiarla: da qui è iniziato l’incubo. Noi lo conosciamo perché è di zona, è un alcolizzato, fa uso di droghe e si guadagna da vivere raccogliendo il ferro dai secchioni: si è approfittato di Chiara, riuscendo a circuirla. Mia figlia soffre infatti di un leggero ritardo mentale, è una ragazza molto ingenua, con lui sembrava un robot. A fine agosto, iniziata la storia con lui, sono cominciati i guai. Mi ha letteralmente sfidato dicendo che me l’avrebbe portata via. Quando mi sono accorto che lui la importunava e che forse la picchiava, sono stato tre mesi senza andare a lavoro. L’ho tenuta con me a casa, quel periodo sembrava rinata, si dava da fare e aveva iniziato a frequentare un altro ragazzo. Poi però, a fine novembre, sono dovuto tornare a lavoro (all’ufficio postale) e lei è andata a stare dalla madre, dalla quale sono separato da tempo. È stato a quel punto che se lui l’è ripresa». La mamma di Chiara, ieri mattina nella saletta d’attesa del reparto di terapia intensiva, era una maschera di dolore: non ce la fa a pronunciare una parola, si è fatta forza con i tanti parenti accorsi durante tutta la giornata. «Io non so fin quando reggo – dice Maurizio -, ma mi faccio forza per loro. Mia madre fino a due settimane fa neanche immaginava il dramma che stava vivendo Chiara. Contro quel folle ho presentato diverse denunce per circonvenzione di incapace. Mia figlia non poteva neanche più uscire, se non scortata dalla compagna del padre di quel folle. Noi ci sentivamo perché mi chiamava ogni volta che era da sola, per il resto si limitava a venire sotto casa mia parlandomi al citofono. Era stanca, aveva paura ultimamente: si guardava sempre alle spalle. Il primo gennaio quel matto è stato arrestato dagli stessi carabinieri per resistenza a pubblico ufficiale sotto casa mia. Chiara aveva la borsa dei vestiti in mano, stava tornando qui ma lui le gridava come un pazzo di venir via. Fino a domenica, il giorno prima del pestaggio: mia figlia mi ha chiamato dicendo che l’aveva lasciato e che sarebbe presto andata via. Lunedì mattina le ho scritto un sms per dirle di tornare a casa, lei ha chiamato la madre alle 16. Ma già non rispondeva più. Due ore e mezza dopo l’ho vista ridotta come solo un incidente stradale avrebbe potuto fare». Chiara, diplomata da poco all'istituto alberghiero, appassionata della Lazio e del suo amato bulldog francese Molly, lotta in coma farmacologico, con la milza spappolata e l’emisfero cerebrale gravemente compromesso. Presa a calci anche quando, ormai, era a terra priva di coscienza.

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