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Pecoraro: «Nessuno ci ha chiesto aiuto. Ecco perché mando l’esercito»

Parla il prefetto coinvolto nell’emergenza maltempo: «Non mi preoccupo di tombini sporchi. Ciascuno faccia il suo»

«Io entro in campo quando qualcuno chiede l’aiuto della Prefettura, non prima. Nessuno mi ha contattato. Ciascuno deve fare il suo». È pacato ma le sue parole lo sono meno. Ieri ha mandato l’Esercito a Fiumicino con l’acqua alla gola. Come a dire: chi ha orecchie per intendere intenda. Infatti il prefetto Giuseppe Pecoraro evita con cura di finire nel pantano delle polemiche. In effetti la situazione è già fangosa abbastanza. Fino a tre giorni fa lo scenario era da apocalisse. Roma e litorale allagati. Intere zone sommerse. Case invase dall’acqua. La gente fuggita sui tetti. Il Raccordo anulare diventato un inferno: invaso della auto che non potevano uscire perché gli svincoli erano chiusi. È stata un’emergenza. E non è finita. Le previsioni meteo dànno ancora cattivo tempo. E ci sono lembi di terra, come il comune di Fiumicino stretto tra il mare e il Tevere. Il prefetto Pecoraro è stato tirato per la giacchetta solo da poche ore, da quando nel comune di Fiumicino l’allarme è diventato serio. Per esempio l’area dell’Isola Sacra si trova tra i due rami del Tevere, praticamente è sotto il livello del fiume. E allora è stato chiamato l’Esercito, per evitare che l’abitato diventi una risaia. Prefetto ma bisognava fare intervenire i soldati per accorgersi che la situazione è grave? «Ho appena terminato (ieri, ndr ) una riunione con Esercito, Regione Lazio e vigili del fuoco. A Fiumicino sono stati inviati un’idrovora, 20 militari, 20 squadre di volontari della Regione e altre tre dei pompieri dirette da un ingegnere. Poi abbiamo deciso di mantenere sempre attivo un dispositivo di pronto intervento. Nelle prossime ore è prevista altra pioggia, quindi a Fiumicino l’impegno di Esercito, Regione e vigili del fuoco rimarrà immutato, con la reperibilità di ciascuno in caso di necessità». Capisco le priorità, ma lei non ha risposto alla mia domanda? «Prima del maltempo, a Roma non c’è stata pioggia forte, la situazione non è stata critica». Però si sapeva che aree particolarmente vulnerabili si allagano in poco tempo e con poca pioggia. «Si parla di Prima Porta, Colle del Sole e Infernetto, sul litorale». E non si poteva fare niente per evitare il disastro? «Non compete a me intervenire su questioni che riguardano gli enti territoriali deputati a prevenire e risolvere certe situazioni». Capisco che è fastidioso essere fraintesi. Allora le chiedo: se si conoscevano i rischi, allora chi doveva liberare i tombini, gestire il flusso delle auto sul Gra, manutenere i canali, consentire all’acqua di fluire e non di seminare paura e distruzione? «A Roma di canali e tombini se ne occupa l’amministrazione comunale. Per quanto riguarda il Gra la competenza è dell’Anas. Non spetta a me intervenire nella gestione di simili competenze. Non lo dico per essere polemico ma per fare chiarezza, perché questa distinzione dei ruoli rientra negli ambiti di legge. Il Comune ha i suoi compiti e l’Anas ne ha altri ancora. Anzi, per domani (oggi, ndr ) sconsigliamo di raggiungere Roma se non per necessità». Che vuol dire, che hanno fatto male il loro lavoro? Ci voleva il Papa per dare accoglienza agli sfollati? «Ma no. Non mi faccia dire quello che non ho detto. La mia è soltanto una precisazione su chi deve fare cosa. La Prefettura interviene quando gli enti territoriali non arrivano a fronteggiare la situazione particolarmente grave e allora coordina e implementa le attività di soccorso». Come ha fatto per Fiumicino? «Esattamente, come si facendo per il caso Fiumicino, con la collaborazione di Esercito, Regione e vigili del fuoco, sia con mezzi straordinari messi a disposizione a fronte delle necessità, sia con la disponibilità eccezionale delle forze che entrano in campo per fronteggiare l’emergenza». Insomma, non per coinvolgerla a tutti i costi, ma secondo lei l’emergenza c’è perché tutti hanno fatto quello che dovevano? «Stia a sentire. Io abito in una zona dove negli ultimi anni c’è stata una forte edificazione. Anche lì si sono verificati allagamenti. Non sono stati gravi come altrove, ma anche nella mia zona qualcosa è successo. Se traboccano i tombini non bisogna automaticamente pensare a chi non li ha tenuti puliti. Sono cose che capitano quando si sovraccaricano le strutture, quando non sono più adeguate alla densità urbanistica. Credo che il problema sia questo. Ci si affida al corretto funzionamento di sistemi che non sono più adeguati. Si è costruito molto ma non si sono allargate le fognature e in certe situazioni, come questa per esempio, può verificarsi quello che nessuno vorrebbe che si verificasse».

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