«Ora che facciamo?». «Come possiamo andare avanti?». «Non ha esondato la marana, sono i tombini che non hanno retto». Domande, una dietro l’altra come un fiume in piena. La gente di Prima Porta assale il sindaco di Roma all’arrivo nella parrocchia di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, in via della Giustiniana. Molti degli sfollati stanno lasciando la chiesa per andare all’hotel Flaminius, ma altri si fermano e con rabbia chiedono risposte per quello che è accaduto. «Dobbiamo trovare un sistema di manutenzione per le idrovore e aumentarne il numero», risponde Ignazio Marino. «Ci vuole anche la manutenzione della marana - ribatte qualcuno – due volte l’anno». Una ressa di residenti attende il primo cittadino fuori dalla parrocchia, sotto la pioggia e con i pochi bagagli in mano per andare nell’alberghetto che il Comune ha trovato come sistemazione provvisoria. «Ma dopo l’albergo dove andranno gli evacuati?». Il sindaco non risponde e passa oltre. Poi lo scambio di battute con una signora che chiede conto della situazione delle scuole. Marino si ferma e decide di rispondere a giornalisti e residenti. Quando riapriranno le scuole? E in che condizioni sono? «Stiamo valutano in queste ore insieme ai tecnici se c’è la necessita di chiuderle o no. Davvero stiamo valutando ora dopo ora». Ma la rabbia e la preoccupazione dei genitori non si placa. La risposta non soddisfa i residenti che incalzano il primo cittadino di Roma. Lo seguono mentre cammina e cerca di farsi largo tra la folla e i giornalisti. La signora lo ferma ancora e riprende: «C’è una scuola dove entra l’acqua dal tetto. I bambini stanno sotto al tetto e rischiamo la vita ogni giorno». «E da quanti anni è così?», si informa il sindaco? «Sono anni, molti anni – spiega la signora - e nessuno li viene a vedere perché nessuno vuole pagare. Faccia un’indagine e vedrà quante volte da settembre è stata chiusa la scuola per queste ragioni». «Ma da quanti anni succede?», incalza Marino. «La scuola è molto vecchia e non c’è mai stata manutenzione. I giardini sono stati rifatti dai genitori». «Signora – spiega accorato il sindaco - è evidente che quello che lei dice è un fatto importantissimo. Il fatto che non ci sia stata manutenzione per anni significa che noi dobbiamo ripartire da zero». «Lei è da poco sindaco», dice la donna. «Da sei mesi» risponde Marino (sono sette, ndr) . «Noi da settembre chiamiamo i vigili e i soccorsi perché i bambini non possono entrare a scuola perchè è allagata», rimbecca la mamma disperata. «Ce ne occuperemo», rassicura il primo cittadino allungando il passo verso l’uscita. L’urlo di un padre, però, sovrasta il chiacchiericcio del codazzo che segue Marino. «C’è carenza di manutenzione all’interno delle scuole e non solo – urla l’uomo – appena cadono due gocce anche i nostri figli che vanno all’università hanno problemi a muoversi. Si rende conto?». Ma lui si allontana. Spera di raggiungere l’auto, più avanti un altro blocco lo attende. Questa volta, oltre agli sfollati anche i giornalisti chiedono lumi sulla situazione, in particolare della gente rimasta senza casa. Dove andranno gli sfollati? «In questo momento nella parrocchia non c’è più nessuno. Sono stati trasferiti tutti in un albergo qui vicino. Il parroco, molto saggiamente, ha voluto mantenere i letti portati dal Comune e della Protezione civile per dare nella notte accoglienza ad altre persone bisognose». Per quanto riguarda la gestione delle notti trascorse in parrocchia? Nessuna risposta. Il sindaco corre via e non risponde. Qual è la situazione metereolgica? «È ancora molto grave e continua ancora ad esserci uno stato emergenziale, soprattutto in alcune aree della città. Adesso andiamo a vedere insieme al parroco alcune delle situazioni più critiche qui nel quartiere di Prima Porta. Poi ho convocato una riunione in Campidoglio per la valutazione dei danni e domani, alle tre, una giunta sull’emergenza per comprendere l’entità dei danni e gli interventi più urgenti. Certamente ci sono necessità di interventi strutturali e di manutenzione. Anche di interventi di aiuto, ad esempio per un mobilio essenziale a chi in questo momento ha perso tutto. Su questo il Comune deve essere presente in ogni ora nei confronti delle persone e delle piccole attività commerciali che devono essere messe in condizioni di ripartire». Poi il sindaco entra in macchina e va via dalla chiesa. Dietro lascia un gruppo di gente che mormora infastidita: «Ma cosa è venuto a fare?».
I silenzi di Ignazio: "Stiamo valutando"
La gente di Prima Porta assale il sindaco di Roma all’arrivo nella parrocchia di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori
