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Recuperata la teca. Ma la reliquia non c’è

Introvabile la stoffa col sangue di Papa Wojtyla

L'AQUILA Non erano sofisticati professionisti specializzati nel furto su commissione, nè satanisti che volevano portare via la reliquia di Giovanni Paolo II per utilizzarla in riti esoterici, Erano e sono, molto più semplicemente, ladri di polli, che per ragioni che non sono state ancora completamente comprese hanno preso di mira il santuario di San Pietro della Jenca all'Aquila. La piccola chiesa di montagna era stata saccheggiata la scorsa settimana: i ladri avevano portato via un crocifisso ed una teca al cui interno era custodita un lembo di stoffa intriso del sangue di Karol Wojtyla. Sono stati fermati ed identificati ieri i tre ragazzi italiani che, messi alle strette dagli uomini della Squadra Mobile della Questura, hanno confessato di essere i responsabili del furto sacrilego, indicando esattamente dove si trovavano teca e crocifisso, sepolti sotto terra, nell'ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all'Aquila. I tre erano stati fermati per altre ragioni, ma gli investigatori da alcuni indizi hanno compreso subito di trovarsi di fronte alle persone che, con molta probabilità, si erano introdotte nella piccola chiesa di montagna. La polizia, arrivata a Collemaggio, ha trovato facilmente il crocifisso e la teca. Purtroppo però dal piccolo contenitore dorato era sparito il «cuore», ossia la stoffa intrisa del sangue del Papa polacco. Parzialmente fallita la prima parte di ricerca gli agenti, sempre su indicazione di uno dei tre fermati, sono arrivati fino al Progetto Case di Tempera, frazione dell'Aquila, luogo nel quale si sarebbe dovuta trovare la preziosa reliquia. Ore di ricerche che, al momento, non hanno prodotto i risultati sperati, nonostante la battuta incessante della zona dei garage, dove il ragazzo aveva pure indicato un posto preciso. non si sono rivelate realistiche, a questo punto né la pista satanica, né quella del colpo su commissione, che vedeva la preziosa reliquia, diretta verso il nord Europa ad arricchire la galleria privata di qualche facoltoso collezionista. Con molta probabilità i tre giovani ladri non si sono resi nemmeno contodi quello che avevano rubato, né del valore che quella reliquia aveva ed ha per i fedeli, non solo abruzzesi. Sul posto del primo ritrovamento, è arrivato anche il pm della Procura della Repubblica dell'Aquila, David Mancini, che dopo aver effettuato un sopralluogo, si è diretto in questura, insieme al dirigente capo della Squadra Mobile del capoluogo d'Abruzzo, Maurilio Grasso, dove si trovavano i fermati. Le ricerche nel progetto Case di Tempera sono proseguite fino a tarda sera, per poi riprendere alle prime luci della giornata di oggi, grazie anche al supporto della Scientifica che arriverà in mattinata direttamente dalla Capitale. Al momento però le speranze di ritrovare la parte più importante della refurtiva, si fanno sempre più flebili, considerando anche il lasso di tempo trascorso dal furto, al parziale ritrovamento. Il pm David Mancini, nella tarda serata ha ritenuto che non eistessero i presupposti per l’arresto e ha mandato i tre ragazzi a casa. Sulla questione è intervenuto anche l'arcivescovo dell'Aquila, Monsignor Giuseppe Petrocchi che, raggiunto dalla notizia mentre partecipava ad un convegno ha detto: «Potrebbe essere tutto un depistaggio», riferendosi alle indicazioni dei ragazzi. Ma si tratta di un’ipotesi che al momento gli investigatori non si sentono assolutamente di sostenere.

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