L'AQUILA Salvo per miracolo grazie all'Arva, una sofisticata apparecchiatura di cui solitamente gli alpinisti si dotano e grazie alla quale, i soccorritori riescono ad individuare con estrema esattezza la zona nella quale è sepolta la vittima di una valanga. È cosi che ieri, Mario Celli, un giovane snowbordista aquilano, è stato tratto in salvo dalle vette del Gran Sasso d'Italia, sul versante aquilano. Il giovane era stato stravolto da una slavina, con un fronte di oltre 250 metri, che si era staccata a causa delle temperature, che nelle ore centrali della giornata si erano alzate. Una discesa con lo snowboard lungo i "Valloni", un fuoripista molto pericoloso, che costeggia la discesa della funivia a Campo Imperatore. La valanga ha travolto completamente Mario Celli, seppellendolo. La scena drammatica, è accaduta davanti agli occhi del fratello Paolo, che si trovava invece più a monte rispetto alla vittima e non poteva fare nulla se non dare l’allarme. Erano le 13 circa quando alla centrale del soccorso alpino è arrivata la chiamata che ha messo in moto la macchina degli soccorsi. In pochissimi minuti diverse squadre della guardia di finanza e del corpo forestale dello Stato, si sono portate sul luogo della slavina dove il giovane superstite aveva visto scomparire il fratello, travolto da centinaia di metri cubi di neve. I soccorritori, arrivati sul posto insieme ad Athos, il cane antivalanga in servizio alla guardia di finanza, sono riusciti a rintracciare Celli, che si trovava sepolto a diversi metri di profondità. Sono seguiti minuti interminabili in cui le squadre hanno scavato all'impazzata per raggiungere il più in fretta possibile la vittima, per la quale, ogni minuto che passava, segnava la differenza tra la vita e la morte. Un'esplosione di adrenalina, quando dalla neve i soccorritori hanno iniziato ad intravedere la tuta da sci del giovane. Una volta tornato in superficie, lo snowbordista è da subito sembrato in gravissime condizioni, tanto che sul posto sono arrivati nel frattempo, due medici, Gianluca Facchetti, del Club alpino italiano, e Nadia Garbuglia, del 118, che gli hanno prestato i primi soccorsi quando ormai sembrava che non ci fosse più nulla da fare. Il giovane, dopo le operazioni di rianimazione praticate incessamente sul posto, in una continua lotta contro la morte, è stato trasferito con urgenza, dall'elisoccorso del 118 dell'Aquila, all'ospedale Mazzini di Teramo dove Celli è arrivato in arresto cardiocircolatorio in atto e una grave ipotermia, con una temperatura corporea intorno ai 24 gradi centigradi, dovuta evidentemente, ai minuti passati sotto diversi metri di neve. Sono bastati pochi istanti ai medici per intervenire su di lui con l'innesto della circolazione, cosiddetta "extracorporea", con l'intento di riscaldare più velocemente l'organismo e tentando al contempo nuovamente, le tecniche di rianimazione. Una volta stabilizzato, i medici del nosocomio teramano, vista la complessa situazione clinica, hanno portato d'urgenza il giovane in sala operatoria, dove è stato sottoposto ad un delicato intervento di cardiochirurgia, durato diverse ore. Un'operazione che sembrerebbe essere riuscita anche se le condizioni di Mario Celli, rimangono gravissime e la prognosi dei medici resta riservata. Non si esclude infatti che il giovane possa aver riportato danni cerebrali a causa della mancanza di ossigeno al cervello per alcuni istanti. Un'incidente avvenuto in una giornata dove il pericolo valanga era 3 nella scala di pericolosità, calcolata da 1 a 5. Un episodio che solo per miracolo non ha causato vittime, grazie anche alla perfetta sincronia della macchina dei soccorsi che in pochissimi minuti, è riuscita a trarre in salvo la vittima.
Sepolto da una slavina Salvato dai soccorsi
Stava facendo un fuoripista con il fratello. L’uomo operato al cuore è in gravi condizioni
