Loculi che non si trovano (e se si trovano costano quasi come un piccolo monolocale), pratiche legali da sbrigare, bare da scegliere, imprevisti da dover mettere in conto: quello del «caro estinto» è un problema vecchio a Roma; problema che sempre più spesso viene in qualche modo bypassato affidandosi alla possibilità di cremare i propri defunti. Soluzione dolorosa che consente però di contenere le spese per l’ultimo viaggio. Una scelta che negli ultimi anni ha preso piede anche in un paese fortemente cattolico come l’Italia e che, visto il volume d’affari in continua espansione, può nascondere sorprese amarissime, con truffatori senza scrupoli pronti a tutto pur di spremere al massimo le finanze degli inconsolabili parenti. Come nel caso di V.A., quarantacinquenne romano, condannato ieri in primo grado a otto mesi di reclusione. L’uomo spillava fino a seimila euro per le operazioni di cremazione e tumulazione delle urne, che anzicché contenere i resti dei defunti, però, erano riempite con banale cenere prelevata dai portaceneri di casa e con gli avanzi della lettiera del gatto. Le salme dei suoi clienti, infatti, restavano per settimane nel deposito del cimitero e i loro parenti (ignari di tutto) si trovavano così a pregare davanti a loculi che nel migliore dei casi erano vuoti o occupati da altre spoglie. Una storiaccia che sembra tirata fuori da un testo di teatro dell’assurdo, messa in piedi dal truffatore (non nuovo a questo genere di imbrogli) che raggiungeva le proprie vittime subito dopo la morte del loro caro. Una volta individuato il «pollo da spennare» V.A. (difeso dagli avvocati Flavia Montari e Antonio Buttazzo) si faceva avanti presentandosi come «rappresentante dell’impresa di onoranze funebri "Trastevere" di Roma esibendo a tal fine anche biglietti da visita e altro materiale cartaceo». Una presentazione altamente professionale che, mista al momento di confusa sofferenza dei truffati, consentiva al finto agente di pratiche funerarie di guadagnare la loro fiducia. Ottenuto l’incarico delle proprie vittime poi, il truffatore si faceva pagare in contanti garantendo il servizio di cremazione e successiva tumulazione dell’urna (le tariffe individuate dagli inquirenti oscillavano tra i 2300 fino ai 6 mila euro) che in effetti non veniva poi portato a termine: «In particolare - si legge sul capo d’imputazione di una delle truffe architettate da V.A. - non provvedeva a far cremare la salma e, simulando che l’urna era già stata deposta, dichiarava ai familiari ivi presenti di avere già provveduto all’incombenza facendo trovare il loculo ormai chiuso». In un altro caso invece lo stesso truffatore, dopo essersi presentato dai parenti della vittima ed essersi accaparrato l’incarico per la cremazione del morto «non provvedeva a far cremare la salma e, simulando che nell’urna vi erano le ceneri del defunto, provvedeva personalmente a deporre l’urna nel loculo». Peccato però che a cremare la salma del defunto, il truffatore non ci pensasse nemmeno. Dopo avere indicato una finta tomba infatti e avere assicurato ai parenti dell’avvenuto funerale, il quarantacinquenne, semplicemente, abbandonava nel deposito del cimitero le bare con il loro macabro contenuto disinteressandosene. Una truffa ben congeniata e che avrebbe potuto anche reggere a lungo se i parenti truffati non avessero deciso di recarsi in visita al cimitero «Flaminio» in occasione del 2 di novembre, tradizionale giorno dei morti. Convinti di portare un fiore davanti alle ceneri del proprio caro, gli ignari parenti della vittima si trovano però a girare a vuoto lungo i viali del cimitero alla ricerca disperata di un loculo in effetti inesistente. Esasperati dal fatto di non riuscire a ritrovare la tomba, i parenti si sono così rivolti al personale del cimitero che, tra lo stupore generale, li hanno avvisati del fatto che nel deposito funerario giaceva una bara con le spoglie del proprio caro. Un vero e proprio colpo per i truffati che si sono trovati così nella condizione di dovere sostenere nuovamente le spese per la tumulazione del proprio caro abbandonato per settimane in un oscuro deposito di un cimitero di periferia.
Sabbia del gatto al posto delle ceneri
Un romano truffava i parenti dei defunti che chiedevano la cremazione. L'uomo è stato condannato a 8 mesi. Si faceva pagare 6mila euro.
