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Cani, un amore unico tutto da raccontare

Venti storie buffe ma anche commoventi per celebrare i migliori amici dell’uomo

Per l’etologo Danilo Mainardi il primo cane, come il primo amore, non si scorda mai. A sei anni, il padre (poeta e pittore futurista) gli regalò un Fox Terrier, e la scelta «fu motivata col fatto che Marinetti quel cane l’aveva preso come esempio nel Manifesto tecnico della letteratura futurista». A un Golfino era legata Enrica Bonaccorti: le ha dedicato una ballata che ognuno può adattare al suo «migliore amico». Si chiamava Marco, come il suo secondo nome, il cane di Alberto Bevilacqua. Aveva un po’ del Levriero egiziano, del Rottweiler, del Griffone dei Pirenei, del cane ad acqua a pelo ondulato, del Dingo-liketype, del Bracco di Guascogna. «Con certi cani, quelli più disgraziati, a volte succede: ci si occupa di tutti ma poi, così come accade con gli umani, con alcuni scatta qualcosa di speciale, ed è un guaio», scrive Barbara De Rossi in «Storie di cani e di amicizia», edito da De Vecchi (prefazione di Roberto Marchesini). Il ricavato andrà a «Mondi a confronto», associazione onlus per la tutela degli animali. Dentro, venti storie brevi o di respiro più ampio che costituiscono i tasselli di un mosaico di episodi buffi o commoventi, aneddoti e racconti che fanno riflettere, conducendo il lettore a scoprire e a ritrovare il senso profondo di un legame che dura da millenni: l’amicizia fra uomo e cane. Ma c’è anche chi, come Italo Moscati, ha scritto una lettera al gatto (Napoleone), in attesa di un cane, rompendo gli indugi e raccontando il perché della scelta: «Non so ancora di quale razza o sesso. Se sarà di razza o randagioà io stesso mi considero semplicemente un randagio a tutti gli effetti, un randagio che nuota nella società liquida in cui viviamo, per cui preferisco essereà coerente. Non ho mai amato gli yacht perché non ho mai avutoà i soldi per comprarne uno, e mi accontento di un pedalò. E poi un bel randagino è gratis». Pro randagi anche l’autrice teatrale Paola Moretti e Dacia Maraini, scrittrice che non ha mai comprato un cane di razza: «Ci sono troppi cani abbandonati che hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro», racconta, ricordando che per prima ha avuto Regina, «forse dalle lontane origini di un Setter irlandese», e poi altri cani buoni e affettuosi, generosi e intelligenti. «Salvo una volta, quando raccolsi un cane che era pazzo. Un Boxer, preso al canile, giovane e snello, ma nevrotico, imprevedibile e strano». Tanto strano che a un certo ha preso a mordere tutti, anche quelli della famiglia e ha dovuto darlo a un contadino. Era diverso da Bionda, la volpina che ha preso il posto di Ginni, un cane che la Maraini ha amato tantissimo e le è stata vicino fino alla fine. Lo sanno bene anche Mariella Nava, Maurizio Costanzo e altri artisti che si raccontano nel libro.

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