Attualità

Ricordare per educare senza inutili retoriche

Israele sui plichi di Roma: fatti intollerabili

I più ottimisti credono che commemorare la Giornata della Memoria sia la soluzione a tutti i problemi. I più pessimisti credono che l’antisemitismo non si riesca a debellare. Certamente in Italia c’è una minoranza malata che si rifugia nell’antisemitismo e nell’antisionismo e trova spazio sulla rete per veicolare messaggi «imbecilli» d’istigazione all’odio. In Europa il fenomeno è anche più complesso. Ci sono gli svedesi di Sverigedenokaterna, i nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belang, quelli olandesi del Partito della Libertà, e poi c’è la Grecia con Alba Dorata e il partito Jobbik in Ungheria accomunanti da politiche antieuropeiste, ma principalmente pronti a puntare il dito contro il «diverso». In Italia abbiamo i negazionisti neonazisti, le minacce squadriste, ma anche l’odio per Israele di una certa sinistra e ancora le bugie dei forconi. La Giornata delle Memoria è utile per tutti quei giovani e per i loro insegnanti che sviluppano esperienze formative, che lavorano su progetti per cercare di capire quello che ha significato per l’Italia la tragedia della Shoah. E quest’anno cade dopo i fatti vergognosi dei giorni scorsi, quando tre plichi con dentro teste di maiale sono stati recapitati alla Sinagoga di Roma, all’ambasciata israeliana e a una mostra sulla cultura ebraica. La procura ha aperto un fascicolo e con il passare delle ore si fa spazio l’ipotesi di reati per istigazione all’odio razziale, mentre si scava negli ambienti di estrema destra, per risalire agli autori del gesto offensivo nei confronti della Comunità ebraica di Roma. I pacchi contenevano anche un biglietto con frasi spregevoli e cenni allo scrittore ungherese dell’800, considerato il fondatore del sionismo: Theodor Herzl. Sulla vicenda il ministro degli Esteri israeliano che l’ha definita: «Un fatto intollerabile e brutale». Certamente non esiste una bacchetta magica per far scomparire il pregiudizio, ma dobbiamo evitare che si trasformi in ideologia o addirittura in un modello organizzativo che poi sviluppi piccoli partiti politici. Troppo spesso contro il pregiudizio c’è solo la retorica, quella delle frasi fatte. Ecco, invece, servono azioni positive, bisogna lavorare sull’educazione. In realtà per evitare che il pregiudizio si faccia strada e diventi un modello da seguire bisogna lavorare nella quotidianità, evitando false battaglie per sconfiggerlo. Quello che dobbiamo confutare agli spacciatori dell’odio è che gli ebrei e i sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti vadano in giro a raccontare le loro storie per diventare degli «eroi». Quello che si vuole costruire, invece, sono i valori dell’accoglienza e della solidarietà. Bastano poche cose e semplici. È questo il punto: non ci si può lavare la coscienza esprimendo parole di solidarietà davanti ad atti vergognosi e lanciando, come da copione, note per dire che quello che è accaduto non deve più ripetersi, perché se così fosse sarebbe una goccia nel mare. Troppo spesso si sente parlare di memoria condivisa e troppo spesso destra o sinistra si fanno portatori sani di valori che dovrebbero essere condivisi dalla collettività, e non sventolati come bandiere al vento. Prima delle parole servono i fatti. E allora bene ha fatto Gianroberto Lovari, allora presidente alla Provincia di Roma eppoi il sindaco di Roma Francesco Rutelli molti anni fa a istituire i viaggi della Memoria e bene hanno fatto le amministrazioni successive a portarli avanti. La Shoah è l’archetipo di tutti i genocidi. Ecco perché è un errore risparmiare denaro sulla memoria, cosi come si vuole fare a Roma per le Foibe.

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