Università telematica per portare conoscenza a chi lavora, a chi non può muoversi per gravi problemi fisici, a quelli che risiedono in varie parti del mondo, a chi deve trasformare la propria professionalità per ricollocarsi sul mercato del lavoro. L'universo delle facoltà digitali ha sempre maggiore consenso e in Italia ha un suo campione storico, l'Università Telematica Internazionale UniNettuno (UTIU - www.uninettunouniversity.net): studenti da 75 nazioni, 50.000 ore di lezioni digitalizzate, un cyberspazio didattico con una piattaforma in sviluppo su Second Life dove gli avatar di insegnanti e studenti interagiscono; una Sede Centrale di coordinamento a Roma, 31 Poli Tecnologici e 9 Centri di produzione nazionali e internazionali, facoltà di Ingegneria, Lettere, Giurisprudenza, Economia, Psicologia e Scienze della Comunicazione. «Tutto iniziò dal 1992 col modello "Nettuno Network per l’università ovunque" e dal progetto europeo "Med Net’U Mediterranean Network of University" - racconta la professoressa Maria Amata Garito, rettore dell'Ateneo - Ci fu una grande convergenza di 41 strutture accademiche italiane e 32 straniere con il concorso di Iri, Confindustria, Rai e quella che si chiamava Sip. Siamo stati i primi a democratizzare il Sapere via televisione. Nel 1998 le prime lezioni su internet. Il Mit ci è arrivato nel 2000». La Garito, titolare della cattedra di Psicotecnologia alla Sapienza, mise a frutto il suo bagaglio di conoscenze e con i suoi collaboratori creò un modello dando vita alla prima università a distanza italiana. Poi i vari passaggi fino all'istituzione nella forma attuale per decreto ministeriale del 2005. «Il nostro modello di formazione è utilizzato da persone che non avrebbero mai potuto frequentare l'università classica, coloro che lavorano – continua il rettore – L'università italiana non ci aveva mai pensato. Nel nostro Paese gli atenei sono degli esamifici: le facoltà hanno permesso agli studenti di non frequentare e di presentarsi solo per gli esami». «Insegniamo a persone, giovani che non possono muoversi per gravi problemi, come l'essere chiusi in un polmone d'acciaio e comunque impossibilitati a spostarsi – dice la Garito – Poi i ragazzi cosiddetti «nativi digitali» che amano questo mezzo. Tanti gli studenti anche dal mondo arabo, in Italia vengono pure per degli stage: tornando nel loro paese non perdono i contatti e creano startup». «Formazione anche per i dipendenti e i cassaintegrati – conclude il rettore – Un esempio fu quando con 2.500 dipendenti Telecom abbiamo applicato un modello che, con il concorso dell'azienda, ha permesso loro di approfondire conoscenze e acquisirne di nuove».
L’università sul web fa il sapere telematico
Il rettore: «Tutto cominciò con UniNettuno Dedicati a chi non può frequentare atenei»
