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Il teatro Eliseo finisce sotto sfratto

I locali di via Nazionale potrebbero chiudere per morosità il 28 febbraio Il giudice civile ha emesso l’ordinanza per un «buco» di mezzo milione

Il sipario si chiude. Il 28 febbraio verrà eseguito lo sfratto dai locali di via Nazionale dei gestori del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo. La Nuova Teatro Eliseo spa, amministrata dall’ingegnere Vincenzo Monaci (ex membro dell’Agcom in quota Rifondazione comunista), risulta infatti essere morosa per circa 640 mila euro nei confronti della Eliseo Immobiliare srl, proprietaria degli immobili dove hanno sede i due teatri. Il contratto di locazione è stato stipulato il 22 maggio 2005, con decorrenza dal primo gennaio 2005 al 31 dicembre 2011, e poi è stato rinnovato per altri 6 anni alle stesse condizioni. A fronte di un canone annuo pari a 382 mila euro, venivano date in affitto alla società della famiglia Monaci la porzione immobiliare con ingresso da via Nazionale 183/e e da via della Consulta 4, dove ha sede il Teatro Eliseo, la porzione immobiliare con ingresso in via Nazionale 183/a, dove ha sede il Piccolo Eliseo «Patroni Griffi», e un locale tecnico al piano coperture in comune tra i due teatri. Il debito accumulato ammontava a 774.360 euro, più oneri accessori: in pratica, l’arretrato di due anni. Il 14 novembre scorso sono stati pagati 263 mila euro, parte del debito, ma la Eliseo Immobiliare srl ha comunque deciso di citare in giudizio la famiglia Monaci, chiedendone lo sfratto per morosità. La prima udienza si è tenuta il 19 dicembre davanti alla sesta sezione civile del Tribunale di Roma. È stato accertato che la somma ancora da pagare ammonta a 573.408 euro e il 27 dicembre è stata emessa l’ordinanza di convalida dello sfratto, con esecuzione il 28 febbraio. Se la società proprietaria degli immobili darà esecuzione al provvedimento del giudice, l’ufficiale giudiziario, fra poco più di un mese, busserà al portone di via Nazionale e la stagione teatrale sarà costretta a subire uno stop clamoroso. Sempre in quella data verrà eseguito anche lo sfratto dall’appartamento di via della Consulta 1, dove si trovano gli uffici della Nuova Teatro Eliseo spa. In questo caso l’arretrato dell’affitto è pari a circa 66 mila euro. «Cadiamo letteralmente dal pero - è il commento a caldo del direttore artistico Massimo Monaci, figlio di Vincenzo Monaci, dal luglio del 1997 alla guida del teatro - È stato già trovato un accordo per sanare il debito tra la nostra gestione e la proprietà dell’immobile. Mi stupisce che sia stata emessa questa ordinanza dal tribunale. Ma credo si tratti di un fatto puramente tecnico. Non esiste un reale rischio di sfratto. Dal punto di vista formale la situazione è stata risolta». Che l’Eliseo non navighi in buone acque è risaputo. Nonostante la famiglia Monaci riceva ogni anno un milione e 300 mila euro sottoforma di contributi statali (la cifra più consistente tra quelle che il Fondo unico dello spettacolo destina ai teatri stabili privati), i debiti accumulati sono tantissimi. «Stiamo facendo un’operazione di risanamento - spiega Massimo Monaci - Dal primo gennaio nella gestione del teatro è subentrata una nuova società, che entro il 31 di questo mese verrà ricapitalizzata da nuovi soci, di cui per ora preferiamo non svelare l’identità. La nostra famiglia continuerà ad avere una partecipazione, non è ancora definito se si tratterà di una quota di maggioranza. La cosa certa è che vogliamo mantenere la continuità artistica e gestionale del teatro. Si tratta di un’operazione delicata e fragile: l’entrata dei nuovi soci coincide, infatti, con la scadenza dei termini per richiedere al ministero dei Beni culturali il contributo annuale previsto dal Fus». Insomma, la notizia di un possibile sfratto rischia di far saltare tutto. Per questo il direttore artistico getta acqua sul fuoco: «La nuova società sta contrattando la rivisitazione del contratto di locazione con i proprietari degli immobili. Siamo in fase di trattativa. L’accordo sul debito è già stato raggiunto e prevede una rateizzazione di quei circa 640 mila euro: la restituzione verrà spalmata su un lungo periodo. È in corso comunque una negoziazione più ampia. Abbiamo chiesto di rivedere alcune clausole del contratto, perché bisognerà fare dei lavori nel teatro. Il Ministero è informato di tutto e poi la nostra famiglia è socia di maggioranza relativa anche della Eliseo immobiliare srl». Alla luce di tutto questo risulta ancora più singolare il cortocircuito interno. Una cosa è certa: la società proprietaria dei locali di via Nazionale al momento ha in mano un titolo esecutivo che pesa quanto un macigno, specie in un momento così «delicato e fragile», come l’ha definito Monaci.

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